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“A due giorni dalla diffusione della fake news secondo la quale la Corte Costituzionale avrebbe dichiarato l’ineleggibilità della mia persona e il subentro di Laccoto all’Ars, a mente fredda, sento il bisogno di comunicare al mio elettorato e agli amici che mi seguono sui social le mie considerazioni”

E' QUESTO, QUANTO HA DICHIARATO L'ONOREVOLE DEL PD ALL'ARS, FRANCO DE DOMENICO

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A due giorni dalla diffusione della fake news secondo la quale la Corte Costituzionale avrebbe dichiarato l’ineleggibilità della mia persona e il subentro di Laccoto all’Ars, a mente fredda, sento il bisogno di comunicare al mio elettorato e agli amici che mi seguono sui social le mie considerazioni, sia di natura giuridica sia di natura politica sulla vicenda.

Per quanto attiene le prime non mi dilungo molto e allego il mio comunicato che meglio precisa la questione.

Innanzitutto il ricorso di Laccoto si baserebbe su una interpretazione della confusa normativa siciliana, che se fosse vera comporterebbe: da un lato che la nostra sarebbe l’unica Regione d’Italia in cui vige l’ineleggibilità del Direttore Generale di una Università Statale (che non riceve contributi di funzionamento dalla Regione), pur non essendo lo stesso organo deliberante (esiste il CDA); dall’altro il medesimo ordinamento regionale prevedrebbe l’eleggibilità del Rettore della medesima Università Statale (come peraltro già accaduto).

La questione giuridica è, ovviamente, più articolata ma già non vi è chi non veda l’illogicità di una tale interpretazione.

Ad oggi l’unica verità è che la Corte Costituzionale ha pronunciato una ordinanza (che per trasparenza allego a questo post, cosicché ciascuno potrà formarsi una sua idea senza condizionamenti) di inammissibilità della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Palermo in quanto il Giudice remittente, ad avviso della Corte, non avrebbe valutato tutta la normativa sulla materia, invitando lo stesso Giudice a riesaminare la fattispecie oggetto della questione alla luce di tale ulteriore normativa.

Questo tipo di ordinanza, per chi ha dimestichezza con il Diritto Costituzionale, è la risposta più comune a questo tipo di ricorsi, e non comporta una anticipazione di verdetti, né indicazioni vincolanti per il Giudice, per cui a me risulta incomprensibile la ragione per la quale ho dovuto leggere, con grande amarezza, titoli dal tenore “Laccoto entra a sala d’Ercole: De Domenico dichiarato ineleggibile” che farebbero intendere effetti immediati conseguenti all’ordinanza, circostanza del tutto giuridicamente infondata e falsa in punto di fatto e di diritto.

Andiamo alle considerazioni politiche.

La mia elezione come è noto, ha rappresentato nel panorama politico territoriale una novità, in quanto oltre 11.000 cittadini della provincia di Messina, liberamente, hanno scelto un tecnico che aveva dato prova nella sua carriera, senza l’aiuto di padrini né di padroni, di saper gestire la cosa pubblica con competenza e rigore, ottenendo risultati tangibili e sotto gli occhi di tutti.

Gli elettori, nell’ambito delle candidature proposte, hanno scelto innesti della società civile competenti e rigorosi, bocciando di contro quei candidati uscenti che, in massima parte, avevano privilegiato una politica finalizzata all’occupazione degli “spazi pubblici”, dagli incarichi di sottogoverno al controllo delle società partecipate, più a tutela di interessi particolari che di quelli generali, insomma di quei politici che avevano privilegiato il criterio dell’appartenenza a detrimento di quello della competenza.

In buona sostanza gli elettori, e quelli del PD in particolare, hanno premiato volti nuovi, rappresentativi di una politica sul territorio, basata su azioni efficaci e progetti credibili, bocciando la vecchia élite della politica, senza idee, chiacchierata, e … conseguentemente … senza voti.

Ma queste cariatidi della politica non intendono mollare, aggrappati come sono a quella poltrona che hanno tenuto per tanti anni, trascurando il territorio, non difendendo mai la nostra provincia, accettando tutto pur di restare a galla, con la inevitabile conseguenza di essere sonoramente bocciati dall’elettorato.

Ora costoro hanno talmente bisogno di dare segnali di “esistenza politica” che, pur di fronte ad una cocente bocciatura elettorale e dopo aver pubblicamente dichiarato che non avrebbero mai presentato ricorso, si aggrappano ignominiosamente ad una soluzione giudiziaria, dall’incerto risultato, pur di tornare ad occupare un posto che “politicamente” non gli spetta.

E non intendono neanche rispettare le regole processuali, vorrebbero tutto e subito e, pur di far apparire ciò che non è, diffondono improponibili notizie di stampa, impossibili scenari giuridici.

Ne parlo perché questa vicenda dovrebbe far riflettere tutti coloro che si occupano di politica ed in primis il PD, che è chiamato a scegliere da chi essere rappresentato tra: il vecchio ceto politico, che tanto danno ha fatto e che è responsabile di un crollo di consensi senza eguali, e, in alternativa, persone credibili, capaci, competenti, competitive; che coagulano consensi, esprimono idee e progetti, ascoltano la gente nei propri territori; in definitiva, chi privilegia il dovere al potere, e non ha bisogno della politica per realizzare i propri obbiettivi nella vita, ma che alla politica intende dare e non prendere. Non è più possibile tergiversare è tempo di scelte che non possono essere rimandate!