Lo scrivono oggi, i componenti di un sodalizio associativo reggiano: “in 23 anni siamo entrati in numerosi tribunali d’Italia con un unico scopo… difendere le vittime di pedofilia. Ultimamente, invece, abbiamo dovuto difendere La Caramella Buona da attacchi sterili e diffamatori che evidentemente hanno lo scopo di rallentare e scoraggiare la nostra missione primaria”.
“Fortunatamente la Giustizia ha riconosciuto il nostro impegno scevro da qualsiasi appartenenza e strumentalizzazione per cui, qualche giorno fa, l’Anpi (Associazione nazionale partigiani) è stata condannata dal tribunale di Reggio Emilia per diffamazione aggravata ai danni de La Caramella Buona. Se ci offendete ingiustamente dobbiamo difenderci e questo comporta per noi un dispendio di tempo ed energia che invece preferiamo investire nella lotta alla pedofilia. Ergo, fateci lavorare in pace, facciamo solo del bene e lo dimostriamo costantemente. Cambiate destinatario per le vostre frustrazioni, c’è un mare di male da attaccare e se non volete aiutarci in questo, allora ignorateci”.
I fatti
E’ stato lo stesso Roberto Mirabile, presidente dell’Associazione antipedofilia La Caramella Buona Onlus, a denunciare l’Anpi per una serie di assurdi comunicati risalenti al 2015 diffusi sui social network e financo sul proprio sito nazionale. L’Anpi si pose in netto contrasto con due eventi organizzati dall’associazione di tutela dei bambini, entrambe dedicate al contrasto della pedofilia. Secondo il giudice di Reggio Emilia, questi comunicati sono stati ritenuti “gravemente diffamatori” nei confronti de La Caramella Buona, soprattutto in considerazione del fatto che vennero inviati anche a organi di stampa nazionali.
Onlus “modello SS”: le follie dei “partigiani”. In tali comunicati oggi ritenuti correttamente diffamatori, l’Anpi definiva una delle iniziative di contrasto alla pedofilia organizzati da La Caramella Buona un “modello SS”: “organizzata dalla Caramella Buona, dietro la quale, però, si nascondono gruppi di estrema destra”. Ancora, l’Anpi si spinse a dichiarare che “dietro un’iniziativa si celano i neofascisti, la cui ideologia si pone in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e con le leggi Scelba e Mancino”. L’Anpi invocò addirittura l’intervento delle istituzioni affinché queste lodevoli iniziative venissero fermate: “Chiediamo l’intervento delle istituzioni cittadine perché venga impedita questa ulteriore offesa”. E poi il delirio: “LE UNICHE CARAMELLE BUONE SONO QUELLE ANTIFASCISTE. Dice il proverbio : mai accettare caramelle dagli sconosciuti. Anche dai nazifascisti”.
Piena condanna
Come era prevedibile, questi comunicati al limite delle manie di persecuzione per il Tribunale di Reggio hanno avuto una “indubbia portata lesiva dell’immagine, dell’onore della Caramella Buona” ed è per queste ragioni che si è arrivati alla piena condanna di Anpi, costretta altresì al risarcimento del danno a favore della onlus presieduta da Roberto Mirabile, e a rifondere anche le spese legali.



