Quei 37” interminabili alle 5.21 di quella fredda mattina in riva allo Stretto…, era il 28 dicembre 1908 e la terrà tremò a causa di un terremoto al quale seguì un maremoto che distrusse le città di Messina (120.000 abitanti) e Reggio Calabria.
Il sisma, di magnitudo 7,1 Mw, provocò la morte di metà della popolazione messinese e un terzo di quella calabrese…, ovvero tra i 60.000 e gli 80.000 cittadini. Il movimento tellurico, secondo gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia fu causato da una grande faglia normale cieca a basso angolo di immersione a SE, situata principalmente al largo dello Stretto di Messina, tra le placche. La frattura nella crosta terrestre, venne scoperta nel 2019 dai ricercatori della Birkbeck, Università di Londra identificandola in una posizione compresa tra il capoluogo peloritano e Taormina.
Il terreno sul quale si abbattè la violenza della natura, era caratterizzato da un insieme di pietrame rotondo o a secco derivante da alluvioni oppure da materiali di riporto, il tutto formatosi allora in breve tempo senza la possibilità di potersi bene amalgamare. Tra Punta Pezzo a Capo dell’Armi in Calabria, e dal Faro a Catania sulla costa siciliana, si ebbe poi un esteso moto ondoso che distrusse le coste interessate dalle scosse.



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