“A costo di beccarmi già da Capodanno i primi insulti 2022, mi turba e disturba la narrazione main stream di esaltazione della -liberazione- di Fondo Fucile dalle cataste di mobilia vecchia destinata al falò di mezzanotte e della contestuale condanna dei giovani che hanno tentato di occuparla e difenderla contro vigili e carabinieri”. Lo ha scritto nella mattina, dell’1 gennaio 2022, sulla sua Pagina Facebook, il professore e giornalista di Messina, Antonio Mazzeo.
Mazzeo ha aggiunto: “credo che almeno una volta ci saremmo dovuti fermare a chiedere a questi ragazzi cosa sentono e pensano di territorio, area urbana, periferia, memoria, tradizioni. Non fosse altro che da anni sono letteralmente usati da progettisti, cooperative sociali, amministratori, sociologici e quararaqua quali -protagonisti- (o -popolazione target-) del superdecantato progetto -capacity- di -risanamento e ricostruzione urbana-, assunto ormai a modello vincente in tutta Italia e perfino in ambito UE. Di contro le scene di stanotte – se fossimo meno ottusi e più attenti all’alterità e alle differenze – forse testimoniano il fallimento di quel progetto e la sua -distanza- da bisogni e soggettività reali”.
Ha concluso Mazzeo: “io di Fondo Fucile ho le immagini che mi furono mostrate dall’alto di una terrazza della scuola media dalle ragazze e dai ragazzi che la frequentavano. Un girone dantesco certo, ma anche – per tanti – un rifugio-famiglia dalla violenza generalizzata e globale. E non dimenticherò mai come lo Stato e le sue istituzioni si sono presentati sempre agli occhi di quegli studenti, a partire dalla -loro- scuola incolore, mura cadenti, classi infami, senza vetri alle finestre, senza porte nei bagni, senza niente di niente, -protetta- con catene e lucchetti alle uscite di sicurezza dalle incursioni degli ex alunni che avevano abbandonato o erano stati espulsi dal sistema educativo-scolastico prima di aver completato il ciclo di studi. No, non ce la faccio a non stare dalla loro parte stamani, proprio io a cui poi i falò non sono mai piaciuti più di tanto, così simili ai roghi di donne ed eretici dei tempi andati. Nelle guerre neoliberali per l’ordine sociale, preferisco il disordine e la pace della giustizia sociale”.



