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‘Quando l’hanno trovata a terra nella corte interna dell’edificio popolare in cui risiedeva, per lei purtroppo non c’era più niente da fare: a costarle la vita, una caduta dal quarto piano dell’appartamento dove abitava da pochi anni, al civico 10 di via Bastogi’… è morta così, nel pomeriggio di ieri 7 febbraio, la 39enne livornese Giada Norfini, donna molto conosciuta nel quartiere Sorgenti e a La Rosa dove era cresciuta

UN PASSATO TORMENTATO DALLE VIOLENZE SUBITE, ED IL PROCESSO SULLA MORTE (AVVENUTA FRA IL 21 ED IL 22 AGOSTO 2022) DEL 29ENNE DANNY MAGINA... AL QUALE NELLA MATTINATA DI VENERDÌ 07 FEBBRAIO 2025 AVREBBE DOVUTO TESTIMONIARE IN CORTE D'ASSISE

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‘Quando l’hanno trovata a terra nella corte interna dell’edificio popolare in cui risiedeva, per lei purtroppo non c’era più niente da fare: a costarle la vita, una caduta dal quarto piano dell’appartamento dove abitava da pochi anni, al civico 10 di via Bastogi’… è morta così, nel pomeriggio di ieri 7 febbraio, la 39enne livornese Giada Norfini, donna molto conosciuta nel quartiere Sorgenti e a La Rosa dove era cresciuta.

Vittima di quello che, al momento, sembrerebbe essere un gesto volontario, almeno stando a quanto emerso dagli elementi finora in possesso dei carabinieri del comando provinciale di Livorno che, su coordinamento e d’intesa con la procura di Livorno, indagano sul decesso. Una morte che escluderebbe dunque l’ipotesi violenta, anche se saranno gli ulteriori accertamenti del Nucleo investigativo, sul posto con i colleghi del Norm e il sostituto procuratore, Alessandra Fera, a chiarire con più precisione la dinamica dei fatti. Con i rilievi e i primi esami dei medici legali, insieme alle testimonianze raccolte – a partire da quella di una persona che sarebbe stata presente nell’appartamento al momento della tragedia -, che potrebbero fornire già un quadro più preciso.

Un passato tormentato dalle violenze subite
Una vita difficile quella di Giada, già vittima di un passato tormentato dal quale stava cercando di riemergere. Nella primavera del 2017, aveva avuto la forza di denunciare pubblicamente l’ex marito e padre di uno dei suoi due figli, il tunisino Aymen Gasmi, che l’aveva massacrata di botte tendendole all’alba un agguato sotto casa dei genitori, a La Rosa. Lui, accusato di tentato omicidio, era poi stato condannato a oltre otto anni di reclusione per lesioni gravissime, Lei, con il volto sfigurato, era apparsa su stampa locale e televisioni nazionali raccontando la sua storia, trovando poi il coraggio di ripartire.

Intorno alle 16.30 di ieri, però, la vita di Giada si è fermata per sempre. Scossi per l’accaduto i vicini di casa che, a differenza di altre circostanze, nei momenti precedenti alla tragedia non avevano avvertito particolari rumori o grida provenire dall’appartamento. Increduli gli amici che sui social si interrogavano sul perché di una morte al momento circoscritta a un’unica ipotesi.

La testimonianza al processo sull’omicidio del 29enne Danny Magina
Avrebbe dovuto presentarsi in tribunale ieri mattina (venerdì 7), Giada Norfini, citata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo come testimone nel processo per omicidio che vede imputati Hamed Hamza e Amine Ben Nossra, entrambi accusati di aver ucciso il 29enne livornese Denny Magina. Ma l’udienza è stata rinviata per un legittimo impedimento del difensore di Hamza e non se n’è fatto di niente. Peraltro, a quanto sembra, ci sarebbero state anche delle difficoltà a contattarla per notificare l’atto. In tribunale, comunque, sarebbe dovuta cominciare la giornata di Giada Norfini, 39enne originaria della Rosa con una casa popolare alle Sorgenti e trovata morta nel cortile del palazzo.

L’udienza
La donna sarebbe dovuta andare al palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino per deporre davanti alla Corte d’Assise nel processo avviato dopo la morte del 29enne livornese Denny Magina, anche lui precipitato da una finestra al quarto piano di una palazzina popolare sebbene in circostanze e con modalità differenti rispetto a ciò che è accaduto ieri. Due delle persone che erano con lui nella stanza dell’appartamento al civico 8 di via Giordano Bruno nella notte tra il 21 e il 22 agosto del 2022, cioè quando Denny è volato giù dal quarto piano, sono poi state rinviate a giudizio con l’accusa di omicidio e di recente si è aperto il processo di cui ieri era calendarizzata la seconda udienza.

Il rinvio
Dopo le testimonianze dei carabinieri che hanno svolto le indagini due anni e mezzo fa, avrebbero dovuto deporre gli altri teste citati dal sostituto procuratore titolare dell’inchiesta. Tra cui i consulenti tecnici che si sono occupati delle perizie. Come i medici legali e i consulenti che si sono occupati di ricostruire le tracce di dna sugli abiti e il metallo dell’anello che – secondo l’accusa – indossava Hamza quando ha sferrato il pugno che avrebbe causato la caduta del 29enne livornese dalla finestra. Non solo carabinieri e consulenti tecnici. Tra i prossimi testimoni avrebbe dovuto esserci anche Giada Norfini, nonostante non si possa dire che fosse una dei testimoni con un ruolo chiave all’interno del procedimento penale aperto di fronte alla Corte d’Assise presieduta da Luciano Costantini.

Fatto sta che l’udienza di ieri è poi slittata per via del legittimo impedimento dell’avvocato difensore di Hamza e tutto e stato rinviato al prossimo 17 febbraio. Si partirà, anche in quel caso, dai testimoni chiamati a presentarsi dalla pubblica accusa. Giada Norfini non ci sarà. È morta in un freddo pomeriggio di inizio febbraio volando giù dal quarto piano di una palazzina popolare nel quartiere Sorgenti. In circostanze che al momento sono ancora da chiarire. Quanto meno in parte.

Fonti: www.livornotoday.it e www.iltirreno.it!