“Torno da Messina dove, dinanzi alla Corte d’Appello ho discusso per la assoluzione del magistrato Maria Fascetto Sivillo perseguitata illecitamente da giudici, pubblici ministeri e Csm per aver fatto scoppiare il verminaio catanese e per questo sempre attaccata e condannata nonostante la sua innocenza e contro la mia strenua consapevolezza della sua innocenza e che fosse vittima della ritorsione di sistema”. Lo ha scritto ieri, sulla sua omonima Pagina Facebook, l’avvocato romano Carlo Taormina.
Così prosegue il testo diffuso da Taormina:
- “oggi (venerdì 07 marzo 2025 – Nota di Redazione) il procuratore generale di Messina ha chiesto l’azzeramento di tutte le condanne e io ho discusso e chiesto la sua integrale assoluzione. I giudici stanno in Camera di consiglio e il Signore li illuminerà. Vi farò sapere appena esce la sentenza”;
- “alle 22…, la Corte d’Appello di Messina è uscita dalla Camera di consiglio e ha azzerato la Condanna che il Tribunale aveva pronunciato. Giustizia è fatta! Ora ci divertiamo contro quei magistrati, che dovevano fare dieci anni fa, quello che ha fatto ora la Corte messinese”.
I fatti contestati a Maria Fascetto Sivillo
Presso gli Uffici Penali di Secondo grado del Distretto giudiziario messinese a Palazzo Piacentini nel trascorso venerdì i magistrati della Prima Sezione Penale, hanno discusso sulla Condanna a 3 anni e 6 mesi comminata inizialmente dagli ermellini di prime cure a carico della ex giudice, Maria Fascetto Sivillo (originaria di Capizzi ed a lungo in servizio a Catania).
“È prescritto il reato di tentata concussione per aver ‘abusato della sua qualità e dei suoi poteri, compiendo più atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere funzionari di Riscossione Sicilia Spa alla cancellazione di procedure esecutive contro di lei intentate'”: così hanno deciso in sentenza i consiglieri della Corte d’Appello peloritana.
La vicenda è quella relativa alla telefonata fatta (al tempo degli eventi contestati) dalla Fascetto Sivillo, al responsabile pro tempore della sede dell’Agenzia di riscossione crediti di Enna, in cui la ex magistrata gli chiedeva di cancellare la cartella di pagamento… affermando (verso il funzionario che non aveva voluto accogliere la richiesta): “lei non sa chi sono io, gliela farò pagare”.
Il nuovo giudizio si è concluso ieri sera, al cospetto dei componenti della Corte d’Appello presieduta dalla giudice Katia Mangano che oltre alla dichiarazione di Prescrizione hanno assolto il giudice per gli altri reati ‘in continuazione’ riqualificandoli in ‘Abuso di ufficio’ fattispecie questa non più perseguibile perché nelle more il Parlamento ha abolito la citata ipotesi di reità rendendola non contestabile penalmente.



