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“Metodo Cuzzocrea” è il nuovo instant-book firmato dal giornalista Enzo Basso, disponibile su Amazon, edicole e librerie, che ricostruisce in 150 pagine le complesse vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto l’ex rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea

IL LIBRO RACCONTA L’INCHIESTA PARTITA DALLA DENUNCIA DEL SINDACALISTA UIL PAOLO TODARO, CHE HA PORTATO AL SEQUESTRO DI 1,6 MILIONI DI EURO A CARICO DELL’EX RETTORE PER LA PRESUNTA FALSIFICAZIONE DI FATTURE PRESENTATE A RIMBORSO

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“Metodo Cuzzocrea” è il nuovo instant-book firmato dal giornalista Enzo Basso, disponibile su Amazon, edicole e librerie, che ricostruisce in 150 pagine le complesse vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto l’ex rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea. Il libro racconta l’inchiesta partita dalla denuncia del sindacalista Uil Paolo Todaro, che ha portato al sequestro di 1,6 milioni di euro a carico dell’ex rettore per la presunta falsificazione di fatture presentate a rimborso.

Le indagini, svolte anche con la collaborazione di agenzie internazionali come l’FBI e la polizia di Regno Unito e Svizzera, hanno svelato irregolarità in numerosi progetti di ricerca, finanziati da enti pubblici nazionali e regionali, oltre che da aziende farmaceutiche. L’inchiesta giornalistica di Basso riannoda questi sviluppi con la storia lunga quasi tre decenni del cosiddetto “Caso Messina”, aperto nel 1998 dopo l’omicidio dell’endoscopista Matteo Bottari, e con le denunce della Commissione parlamentare antimafia su un “grumo” di poteri politico-affaristico-mafiosi radicati attorno all’Università e agli appalti sanitari.

L’autore richiama il monito, rimasto in larga parte inascoltato, a creare “anticorpi” capaci di contrastare un sistema descritto da Niki Vendola come un vero “verminaio”, in cui si intrecciano carriere accademiche, interessi economici e ambiguità istituzionali.​ evidenziando come molti nodi irrisolti di allora emergano ancora oggi. Tra i temi approfonditi anche scandali legati a nepotismo e lauree facili nell’ateneo peloritano, con riferimenti all’indignazione del politico Niki Vendola, che definì quel sistema un “Verminaio”. Particolarmente significativo il capitolo finale, che descrive come, nonostante i movimenti bancari sospetti per oltre 40mila euro mensili nei rimborsi universitari degli ultimi quattro anni, i conti correnti di Cuzzocrea risultassero quasi vuoti, con molti trasferimenti indirizzati a società riconducibili alla famiglia dell’ex rettore.

Nelle pagine del libro trovano spazio anche documenti inediti sulle inchieste riguardanti nepotismo, carriere accelerate e scandali legati alle “lauree facili” nell’ateneo peloritano, con il racconto di come alcune figure di rilievo – magistrati, professionisti, imprenditori – siano entrate nelle cronache e nelle denunce pubbliche come simboli di quel sistema di potere. L’attenzione è puntata anche sul ruolo dei media locali, spesso accusati di essersi limitati a veicolare posizioni ufficiali, rinunciando a esercitare in modo pieno la funzione critica e di controllo tipica dell’informazione libera.​

La quarta di copertina, richiamata nell’articolo, colloca “Metodo Cuzzocrea” in questa prospettiva di lungo periodo: dallo scenario di una città “denudata” davanti all’Antimafia alla riflessione su cosa sia cambiato – e cosa no – nell’assetto del potere messinese. Il libro si presenta così come una lettura rivolta in particolare alle nuove generazioni, per spiegare come la gestione di relazioni e affari all’ombra di Comune, Università e Tribunale abbia inciso sulla qualità della democrazia locale, e perché le vicende dei rimborsi milionari all’ex rettore siano l’ultima manifestazione di una storia che continua a pesare sul presente.