Dopo undici anni di carcere, Alaa Faraj potrà lasciare la detenzione: la Corte d’Appello di Messina ha disposto la scarcerazione del trentenne libico condannato per la “strage di Ferragosto” del 2015, accogliendo la richiesta di revisione del processo presentata dai suoi legali.
L’udienza è stata fissata per il prossimo ottobre: Faraj, ex calciatore e studente universitario, era stato condannato a trent’anni per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dopo la morte di 49 migranti, trovati senza vita nella stiva di un barcone soccorso nel Canale di Sicilia il 15 agosto del 2015.
A bordo dell’imbarcazione viaggiavano circa 360 persone. All’epoca dei fatti Alaa aveva vent’anni e aveva lasciato Bengasi con il sogno di raggiungere l’Europa per costruirsi un futuro tra studi e calcio professionistico. Dopo vari tentativi falliti di ottenere un visto regolare, decise di affrontare la traversata insieme a due amici.
Una scelta che si trasformò prima in tragedia e poi in una lunga vicenda giudiziaria. Negli ultimi mesi il caso aveva raccolto l’attenzione di giuristi, intellettuali e associazioni. Tra coloro che avevano espresso dubbi sulla condanna anche gli ex presidenti della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Silvestri.
Un anno fa la stessa Corte d’Appello di Messina aveva respinto la richiesta di revisione, pur definendo Faraj “l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio” e “moralmente non imputabile”. La svolta è arrivata dopo la grazia parziale concessa lo scorso dicembre dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva ridotto la pena di undici anni e quattro mesi, consentendo così l’accesso a misure alternative alla detenzione.
Durante gli anni in carcere Faraj ha raccontato la sua storia nel libro “Perché ero ragazzo”, scritto insieme alla docente universitaria Alessandra Sciurba. Nel volume ripercorre il viaggio dalla Libia, il processo e gli anni trascorsi nelle carceri siciliane.
Foto: tratta… da, www.messinaindiretta.it!



