“Gentile SINDACO, desidero anzitutto congratularmi con Lei per la recente elezione e formularLe i miei migliori auguri per il mandato che Le è stato nuovamente affidato dai cittadini: Colgo l’occasione per ringraziarLa SINDACO anche per la solidarietà e l’attenzione che in questi anni ha voluto manifestarmi… solidarietà che, purtroppo, ad oggi è rimasta confinata alle parole, alle promesse e alle strette di mano”. Sono queste, le odierne parole rivolte al primo cittadino di Messina, Federico Basile, da Tania Sorrenti titolare del Lido Zahir di Santa Margherita.
Il testo della Sorrenti prosegue così
“Siamo arrivati al 1° giugno. L’estate è iniziata, le spiagge sono già frequentate da residenti e turisti e il mio lido, distrutto dal ciclone Henry, continua ad attendere quegli interventi e quell’impegno che Lei stesso aveva assunto nei miei confronti e che risultano chiaramente documentati nei nostri messaggi, nelle nostre telefonate e nei nostri incontri”.
“Appartengo a una generazione che considera la parola data e una stretta di mano più vincolanti di qualsiasi contratto scritto. Con sincero rammarico devo prendere atto che evidentemente non tutti attribuiamo lo stesso valore a questi principi. La cosa che più mi amareggia è che non fui io a cercare il Suo sostegno. Fu Lei a presentarsi, a manifestare vicinanza, a garantire interessamento e supporto. Io non ho mai chiesto favori; ho semplicemente creduto alle parole di chi rappresentava le istituzioni della mia città”.
“A dire il vero, la mia delusione non nasce oggi. Già nel 2023, quando una precedente mareggiata causò danni ingenti alla mia attività, non ricevetti nemmeno una telefonata da parte di chi avrebbe dovuto rappresentare e sostenere i cittadini colpiti. Pensai allora che fosse una semplice coincidenza o una mancanza dovuta alle circostanze. Gli eventi successivi, però, mi hanno portato a riconsiderare quella convinzione”.
“In questi anni ho osservato con attenzione il comportamento delle istituzioni durante le emergenze che hanno colpito il nostro territorio. Ho visto mezzi, uomini e risorse mobilitarsi per proteggere attività private e cittadini durante le allerte meteo. Ho visto interventi preventivi per limitare i danni e interventi successivi per aiutare chi era stato colpito. Ed è proprio questo che rende ancora più difficile comprendere la mia situazione”.
“Perché quando si assiste a interventi prima dell’emergenza per proteggere alcuni e a interventi dopo l’emergenza per aiutare altri, viene spontaneo domandarsi per quale motivo chi ha perso tutto continui invece ad attendere. Non rivendico privilegi e non ho mai chiesto trattamenti speciali”.
“Avrei semplicemente desiderato sentirmi parte della stessa comunità e ricevere la stessa attenzione che ho visto riservare ad altri cittadini. Purtroppo, dopo tutto questo tempo, la sensazione è stata spesso quella opposta: quella di essere rimasto solo ad affrontare le conseguenze di una tragedia che non ho causato e che ha distrutto il lavoro di una vita”.
“È difficile dimenticare che, mentre due stabilimenti devastati dal ciclone Henry attendevano ancora risposte concrete, il 25 aprile si sia scelto di organizzare una giornata di festa proprio nell’unico lido rimasto sostanzialmente indenne. Una scelta che probabilmente aveva finalità diverse da quelle della vicinanza verso chi stava ancora contando i danni, ma che inevitabilmente ha lasciato in molti di noi un profondo senso di amarezza”.
“La stessa amarezza che ho provato quando, in occasione dei festeggiamenti per il riconoscimento della Bandiera Blu, si è scelto ancora una volta quello stesso stabilimento come simbolo e luogo di celebrazione. Nulla contro chi ha ospitato quegli eventi. Tuttavia non ho potuto fare a meno di notare come, ancora una volta, siano state completamente dimenticate le altre attività che da decenni contribuiscono ai servizi balneari della città, accolgono cittadini e turisti e hanno contribuito, con il proprio lavoro e i propri investimenti, a costruire l’offerta turistica del nostro litorale”.
“Attività che esistevano prima di questa amministrazione, che hanno continuato a operare per il territorio e che, nonostante i danni subiti e le difficoltà affrontate, non hanno mai smesso di credere nel valore della nostra spiaggia. Attività che, attraverso i servizi garantiti negli anni a residenti e turisti, hanno contribuito concretamente al raggiungimento e al mantenimento degli standard che hanno consentito alla nostra città di ottenere e conservare il riconoscimento della Bandiera Blu”.
“Per questo motivo ho trovato singolare che, nel momento in cui si celebrava un risultato che appartiene all’intero litorale e al lavoro di tutti gli operatori che negli anni hanno contribuito a renderlo possibile, si sia finito per riconoscere pubblicamente il merito a una sola attività. La Bandiera Blu non è il risultato del lavoro di una singola struttura, ma il frutto dell’impegno quotidiano di tutti coloro che, da anni, investono tempo, risorse e sacrifici per garantire servizi, accoglienza e qualità ai cittadini e ai visitatori”.
“Per questo motivo risulta difficile comprendere come, nel momento in cui si celebrano i risultati raggiunti grazie al contributo di un intero comparto, si finisca puntualmente per dimenticare chi quel comparto lo ha costruito, sostenuto e rappresentato per decenni. Ed è ancora più difficile comprendere come altre situazioni abbiano trovato risposte operative, mezzi e supporto concreto, mentre per la mia vicenda si siano susseguiti soltanto rinvii, verifiche, attese e promesse”.
“Sto infatti verificando che ad altri soggetti siano stati messi a disposizione cassoni e strumenti per lo smaltimento dei materiali danneggiati, interventi che a me sono stati prospettati più volte senza mai concretizzarsi. A tutto questo si aggiunge un’altra vicenda che difficilmente posso dimenticare”.
“Dopo il ciclone Henry ci venne comunicata l’esistenza di circa 500.000 euro destinati al Comune per affrontare le conseguenze dell’emergenza e sostenere le attività colpite. Successivamente arrivarono le Sue dimissioni e, insieme ad esse, anche il silenzio su quelle risorse e sulle modalità con cui avrebbero potuto tradursi in un aiuto concreto per chi aveva subito danni devastanti”.
“In quel periodo Lei stesso mi assicurò che si sarebbe adoperato affinché venisse riconosciuta almeno una quota una tantum che consentisse alle attività maggiormente colpite di affrontare la stagione balneare e provare a rialzarsi. Anche quella promessa, purtroppo, è rimasta tale”.
“La beffa finale è stata assistere alla trasformazione di quello che avrebbe dovuto essere un sostegno in una proposta di intervento per lo smaltimento dei materiali danneggiati, intervento che il Comune si rendeva disponibile ad effettuare soltanto dietro pagamento da parte di chi aveva già perso tutto”.
XConfesso che è stato uno dei momenti in cui ho compreso con maggiore chiarezza la distanza esistente tra le parole pronunciate nei momenti di emergenza e la realtà dei fatti che ne è seguita. Per questo oggi non posso più considerare quanto accaduto come una semplice coincidenza o una sfortunata serie di ritardi amministrativi”.
“Mi viene da pensare che il problema non sia mai stato affrontare una situazione complessa o una comunità numerosa. Dopo tre anni di silenzi, promesse e occasioni mancate, sono costretta a domandarmi se il problema non sia stato semplicemente la sottoscritta. Ricordo ancora una delle prime cose che mi disse durante una nostra telefonata: ‘Io non sono una cattiva persona’”.
“Non ho mai avuto motivo di dubitarne. Allo stesso modo, però, credo di non essere una persona così cattiva da meritare anni di attese, rinvii e promesse disattese. In questi mesi ho scelto il silenzio. Ho atteso durante tutta la campagna elettorale, evitando qualsiasi polemica e rifiutando persino le numerose sollecitazioni di chi avrebbe voluto utilizzare la mia vicenda per fini politici”.
“Ho ritenuto corretto concederLe tutto il tempo necessario per mantenere gli impegni assunti. Oggi, però, non posso fare a meno di constatare un fatto semplice. Nonostante sia stato nuovamente chiamato ad amministrare un’intera città, non è riuscito a trasformare in realtà nemmeno una delle promesse rivolte all’unica attività che ha realmente perso tutto a causa del ciclone Henry”.
“Non pretendo che le istituzioni possano restituirmi ciò che il mare mi ha portato via. Mi sarei però aspettata che almeno provassero a dimostrarmi che appartengo alla stessa comunità che sono chiamate a rappresentare e proteggere. Le auguro sinceramente buon lavoro e ogni fortuna per il Suo futuro amministrativo e personale. Per quanto mi riguarda, da oggi proseguirò per la mia strada, come ho sempre fatto. Con una differenza. Non avrò più l’ingenuità di credere che una promessa istituzionale, una parola data o una stretta di mano abbiano necessariamente lo stesso valore per tutti”.



