Oggi pomeriggio, nel corso della trasmissione di Rai 1 “La Vita in Diretta”, ospite di Marco Liorni è stato un personaggio particolare. Lui come detto dallo stesso conduttore, ha segnato un “touch down” (meta) speciale. Da Sarzana, arriva la storia di Stefano Pappalardo, romano di 26 anni e giocatore di Football americano che ha vestito la maglia dei Panthers Parma, squadra di serie A.
L’allenatore, lo definisce un ottimo giocatore, molto carico, sempre disponibile a far segnare anche gli altri. Quest’anno ha cambiato, milita nella formazione della cittadina ligure dove è stato possibile creare il settore giovanile. Tutti coloro che amano la palla ovale, grandi e piccini lo stimano. Ma Stefano fa un lavoro particolare, anzi… una missione perchè infatti è un prete.
A Liorni, ha riferito: “ho scelto questa attività, anche se violenta è molto appassionante, di conseguenza diventa un modo, per insegnare ai ragazzi un po’, la durezza della vita perchè comunque anche tramite lo sport affrontando diciamo… con lo spirito di sacrificio, con la violenza perchè in campo c’è anche una certa violenza. Tutto quello che questo sport prevede poi, si cerca di trasmetterlo per applicarlo nella vita”.
La mia vocazione: “quando avevo 12 anni, c’era stata già qualche lampadina che s’era accesa, però poi l’ho lasciata spegnere. Dai 12 ai 19 anni, ho vissuto tra virgolette normalmente. Poi a 19 anni ho avuto un colloquio con un sacerdote, ma non riguardo alla fede, stavamo parlando del più e del meno. Avevo appena finito la Scuola, però mi ricordo questa esperienza interiore molto bella. Mi sembrava quasi, di essere in una stanza buia, ad un certo punto lui disse qualcosa che io non ricordo. Però mi ricordo, che in quel momento si è acceso qualcosa dentro. Qualcosa scattò. Sarà stata una impressione, infatti per qualche mese anche li ho lasciato stare il pensiero, ma poi in realtà è diventata sempre più insistente, sempre più forte. Finchè qualche mese dopo, stavo pregando, ma normalmente e ho avuto anche li una esperienza interiore molto più forte della prima e ho provato una gioia fortissima e un desiderio grandissimo di fare il sacerdote. Sicuramente, non ho mai provato una gioia così grande precedentemente. Ci sono voluti sei anni. La cosa bella, è che cresceva sempre di più”.
“A Football americano, ho cominciato a giocare prima dei 19 anni, a 18, prima di diventare prete a Roma, in una squadra romana. Mi ha affascinato tantissimo, anche soprattutto il modo con cui loro lo vivevano… l’ho continuato. E l’ho continuato anche in seminario fintanto che mi è stato possibile, poi l’ho interrotto per un certo periodo e ho ricominciato quando sono diventato sacerdote. Ho fondato una squadra (Boards lunigiana), da che eravamo tre siamo diventati trenta. L’ho divisa in tre categorie per età, quindi quando faccio allenamento stacco sempre per dedicarci anche ad un momento di dottrina”.



