Quando erano da poco trascorse le ore 20 odierne, la dottoressa Silvana Miranda Grasso (presidente della Prima Sezione Penale del Tribunale di Messina), è uscita per leggere il dispositivo della Sentenza redatta durante una Camera di Consiglio durata circa cinque ore, relativa al procedimento su un concorso per addetto stampa del Policlinico Universitario, risalente al 2011, che fu pilotato a beneficio della giornalista pubblicista Valeria Arena a discapito del collega professionista Gianluca Rossellini.
A rimediare la condanna più alta è stata proprio lei, la Arena (che in questa fase presta servizio presso l’Azienda sanitaria provinciale di Biella) alla quale sono stati inflitti un anno e 4 mesi di reclusione, l’interdizione dai pubblici uffici per 16 mesi, il pagamento di una provvisionale di 6.000,00 euro e i danni arrecati a Rossellini, da quest’ultimo patiti, che saranno liquidati successivamente in un separato giudizio civile.
Ad un anno di reclusione ed a 12 mesi di interdizione dai pubblici uffici, sono state poi condannate: “le giornaliste Alessandra Ziniti (della redazione de La Repubblica di Palermo, prevedendo verso la sua persona una recidiva con reiterata specifica), Laura Oddo (addetta stampa dell’Ismett), esse erano componenti della Commissione che valutò i titoli dei partecipanti alla selezione, assegnando l’incarico alla vincitrice che oggi abbiamo visto soccombere in giudizio, infine, la stessa pena è stata estesa per la dirigente della struttura universitaria Giuseppa Sturniolo”.
Con la formula… “per non aver commesso il fatto”, è stato assolto l’ex direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Gaetano Martino, Giuseppe Pecoraro.
In merito a tale concorso, sin dall’inizio vi furono sospetti di rilevanti irregolarità denunciate dal giornalista Gianluca Rossellini, costituitosi parte civile e riconosciuto parte offesa nel procedimento. Sempre sugli stessi fatti, la vittima nel 2016 ha presentato un ricorso al Tar ed uno in Cassazione. Il cronista messinese, è stato difeso dall’avvocato Lillo Massimiliano del Foro di Agrigento.



