Torino: ultimi gravissimi episodi, intervenuti al minore Alessandro Digiorgio

NELLE MORE, DELL'UDIENZA FISSATA IN CORTE D'APPELLO

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Il minore si è presentato all’incontro con la madre con evidenti e preoccupanti lividi e lesioni che denotano in maniera lampante che è stato percosso. Il minore presentava infatti lividi sotto gli occhi, sul naso, e gli occhi si presentavano gonfi e affossati, oltre ad altra ferita sul collo. La richiesta della madre di accompagnare il minore in pronto soccorso è stata rifiutata dagli educatori della “Cooperativa P.G. Frassati” di Torino che sono stati presenti in luogo neutro.

La comunità “L’Altalena” si è esonerata da ogni responsabilità per l’accaduto, riferendo che all’interno della struttura sicuramente non si sono verificati incidenti e conflitti tra i minori, specificando che il minore aveva trascorso la festività con il padre che pertanto il fatto molto probabilmente è accaduto presso la custodia del padre. L’avvocato della madre del bambino ha segnalato alla Corte d’Appello di Torino con rilievi fotografici gli avvistamenti ed i segni di violenza sul volto del minore che ormai sono sempre più soventi e decisamente preoccupanti chiedendo l’intervento urgente.

Il minore dal canto suo si rifiuta di dare spiegazioni celando l’identità dei responsabili con grande timore e dell’ultimo accaduto riferisce impaurito di “non ricordare”. La responsabilità del padre del bambino può essere ascritta in maniera diretta e/o comunque indiretta per assenza di custodia e cura. La madre di Alessandro ha già ampiamente comprovato in corso di causa il carattere violento del signor Digiorgio che è già stato rilevato dalla condanna subita per violenza domestica.

Il padre del minore infatti si era già in passato reso responsabile di aggressioni contro il figlio, nel mese di marzo 2016 (certificato medico dell’ospedale Maria Vittoria di Torino) e ancora prima, (nel novembre 2015) le maestre della scuola elementare avevano inviato una relazione al Tribunale, denunciando che il minore mostrava dei lividi provocati dal padre. I fatti confermano quindi che il minore sia presso la Comunità sia presso il padre non riceve ne la cura e l’attenzione necessaria a tutela dei suoi diritti ed anzi le foto dimostrano che viene palesemente percosso.

Lo stesso servizio sociale della circoscrizione 5 che ha in obbligo la protezione del minore ha fino ad oggi manifestato ogni carenza ed incompetenza ed il perdurare di tale situazione non può che maggiormente arrecare un pregiudizio insanabile allo sviluppo psicofisico del minore. L’avvocato ha chiesto l’immediata collocazione del minore presso la madre, unico luogo in cui il minore non ha giammai riportato alcuna lesione. Le autorità non intraprendono le necessarie azioni per proteggere la madre e il figlio e ricorrono a pratiche discriminatorie, con il risultato di rischiare la vita e la salute del minorenne.

Pretendiamo di sapere: “che cosa aspetta l’autorità per reagire Aspettano un femminicidio o infanticidio da parte del padre?”. La madre del bambino ha già chiesto l’affidamento esclusivo del minore, ma incontra il comportamento discriminatorio e gli elementi di xenofobia da parte di alcuni pubblici dipendenti nei suoi confronti.

In particolare, si osserva che il Tribunale di Torino avrebbe dovuto agire secondo gli standard giurisprudenziali (cosa che secondo la madre del bambino non è accaduta), così si è avuto un risultato drammatico. I responsabili delle istituzioni sapevano che il bambino e sua madre erano vittime di violenze e non fecero assolutamente nulla, se non assicurarsi che le autorità giudiziarie e la gente non scoprissero niente. Vi sono molti motivi ed altrettante prove, per poter dubitare della professionalità di alcuni operatori coinvolti nella vicenda.

Non hanno avuto nessun motivo valido per allontanare il minore dalla madre. Riteniamo che questa sia una situazione assurda e inaccettabile. In Italia a partire dal 25 aprile 2006 viene celebrata la giornata della memoria dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza. Ogni anno in Italia muoiono molte donne a causa della violenza domestica e, come se non bastasse, si registrano diversi casi di tentato omicidio. Le autorità dovrebbero aggiornare le rispettive legislazioni per avvalersi di strumenti più idonei alla lotta contro la violenza. Chiediamo un intervento sollecito e un controllo rigoroso sulle numerose azioni illecite verso il minore Alessandro e i suoi parenti materni.