È stata posta sotto sequestro l’abitazione di Messina dove viveva Stefano Argentino, il 27enne arrestato per l’omicidio di Sara Campanella.
L’appartamento sarà presto ispezionato a fondo dai carabinieri del Ris, alla ricerca di elementi utili a ricostruire i momenti successivi al femminicidio: i carabinieri del comando provinciale di Messina, guidati dal colonnello Lucio Arcidiacono, stanno lavorando su più fronti per ricostruire nel dettaglio la fuga del giovane dopo l’omicidio, avvenuto nel pomeriggio del 31 marzo, a pochi metri dal Policlinico, dove Sara era stata più volte molestata nel corso di due anni.
Argentino si trova ora nel carcere di Gazzi, isolato in una cella e sotto stretta sorveglianza. Quando è stato catturato a Noto, nel bed and breakfast gestito dalla madre, indossava ancora lo stesso giubbotto sporco di sangue con cui aveva lasciato Messina. Non è mai rientrato nella casa che ora è oggetto di indagini.
Resta ancora da chiarire con precisione quale arma sia stata utilizzata per colpire la ragazza: un taglierino, un bisturi o forse un coltello di piccole dimensioni. Le forze dell’ordine stanno setacciando diverse aree alla ricerca dell’arma, ma al momento Argentino non ha fornito indicazioni durante l’interrogatorio di garanzia.
Un passo importante nell’indagine sarà rappresentato dall’autopsia sul corpo della vittima, affidata oggi all’obitorio del Policlinico. L’incarico sarà conferito dalla pm Alice Parialo, in coordinamento con il procuratore Antonio D’Amato e l’aggiunto Marco Colamonici. Intanto i familiari di Sara, ancora sconvolti dal dolore, affrontano la trafila giudiziaria con il supporto dell’avvocato Salvatore Marino di Palermo, che rappresenterà la parte offesa nel procedimento.
Sul fronte della difesa, dopo il ritiro del mandato da parte dell’avvocato Raffaele Leone – decisione annunciata già da tempo – la difesa di Argentino è ora affidata al legale siracusano Stefano Andolina.
Dalle carte dell’indagine emergono anche le parole del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina… dottor Eugenio Fiorentino, che ha ‘convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere… riportando che l’indagato, durante l’udienza, ha ammesso le sue responsabilità e ha riferito di essersi avvicinato a Sara per chiederle spiegazioni su un messaggio ignorato a gennaio e sull’intervento chirurgico cui si era sottoposta. Quando lei ha rifiutato di parlargli, avrebbe perso il controllo’.
Resta da chiarire cosa sia accaduto dopo il delitto e, soprattutto, se qualcuno – oltre alla madre, citata anche nell’ordinanza del giudice – lo abbia aiutato a fuggire da Messina per rifugiarsi a Noto.
Foto: tratta…, da… www.messinaindiretta.it!