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“La perdita, per sempre, del sorriso degli occhi di Sara renderà il tempo della vita ancora più disumano: È la mancanza di umanità la disumanità più grande del nostro tempo… ogni giorno che passa diventiamo più poveri di umanità, ogni giorno parte dei nostri sogni vengono impoveriti, ogni giorno che una nostra Sara varca la porta del Cielo, il Cielo attonito e stupito la accoglie amorevolmente”

LO HA SCRITTO NEI GIORNI SCORSI, SULLA SUA OMONIMA PAGINA FACEBOOK, IL SEGRETARIO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, TOTÒ CUFFARO, RIFERENDOSI ALLA 22ENNE SARA CAMPANELLA DI MISILMERI UCCISA CON VARIE COLTELLATE DOPO LE 17.30 DEL 31 MARZO IN VIALE GAZZI A MESSINA, DAL 27ENNE DI NOTO, STEFANO ARGENTINO

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“La perdita, per sempre, del sorriso degli occhi di Sara renderà il tempo della vita ancora più disumano: È la mancanza di umanità la disumanità più grande del nostro tempo… ogni giorno che passa diventiamo più poveri di umanità, ogni giorno parte dei nostri sogni vengono impoveriti, ogni giorno che una nostra Sara varca la porta del Cielo, il Cielo attonito e stupito la accoglie amorevolmente”. Lo ha scritto nei giorni scorsi, sulla sua omonima Pagina Facebook, il segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Totò Cuffaro, riferendosi alla 22enne Sara Campanella di Misilmeri uccisa con varie coltellate dopo le 17.30 del 31 marzo in viale Gazzi a Messina, dal 27enne di Noto, Stefano Argentino.

Il testo pubblicato da Cuffaro prosegue così:

  • “riprendiamoci la speranza di poter vivere per intero i nostri sogni, coltiviamo con forza la speranza di rendere più umano il nostro tempo, continuiamo a ricordare che è proprio questo il momento per liberare la relazione con le donne da ogni residuo di disumanità, di brutalità, di prepotenza. Impariamo da questa dolorosa circostanza che, se vogliamo restare umani, dobbiamo soprattutto trasmettere la cultura dell’amicizia tra uomini e donne in direzione della vita e non della morte”;
  • “e per fare ciò, favorire luoghi di incontro, dove trovare persone con cui potersi fermare a riflettere, per cercare delle risposte alle tante, spesso drammatiche, domande della vita. Incontrarsi anche in tutti i luoghi della vita quotidiana, tra padri e figli, tra colleghi, tra amici perché nonostante i tanti episodi di violenza la nostra voglia di incontrarci è più forte”;
  • “abbiamo il dovere di difendere soprattutto le nuove generazioni da tutto quello che li priva di questa possibilità. Lo dobbiamo a Sara, al suo martirio, alla sua famiglia. Lo dobbiamo a tutti noi affinché il suo sacrificio e la perdita del suo sorriso e della sua gioia di vivere non siano vani e si possa far di questa dolorosa disumanità una opportunità di speranza. Abbiamo il dovere e anche il diritto di far sì che il sacrificio di Sara possa essere d’aiuto alle nostre Sara, a tutte le Sara, e possa servire a tutti noi a diventare migliori e più buoni, a decidere da che parte stare”.