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‘Come se non bastassero la pressione, i condizionamenti e il circo mediatico su Garlasco, il ministro della giustizia mette il suo carico sul più controverso caso giudiziario dell’anno: “Non capisco come sia stato possibile condannare Stasi”, dice Carlo Nordio. “Se una persona può avere una sentenza di condanna solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello? La legge va cambiata”‘

'PER NORDIO, SI TRATTA DI UNA "SITUAZIONE PARADOSSALE" CHE NASCE DA UNA LEGISLAZIONE "CHE DOVREBBE ESSERE CAMBIATA, ANCHE SE È MOLTO DIFFICILE", AMMETTE. UN SISTEMA NEL QUALE, CONTESTA, "UNA PERSONA ASSOLTA IN PRIMO GRADO E ASSOLTA IN SECONDO GRADO PUÒ, SENZA L'INTERVENTO DI NUOVE PROVE, ESSERE INFINE CONDANNATA". LA DOMANDA - TRAPELA DA FONTI QUALIFICATE - NON ERA CONCORDATA E HA CREATO MALUMORE NELLO STAFF, ANCHE PERCHÉ NORDIO "NON È SOLITO SOTTRARSI A NESSUNA DOMANDA"'

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Testo… tratto, dalla Pagina Facebook ‘Far Web (https://www.facebook.com/salvosottile)’ del giornalista di #Rai3 Salvo Sottile.

‘Come se non bastassero la pressione, i condizionamenti e il circo mediatico su Garlasco, il ministro della giustizia mette il suo carico sul più controverso caso giudiziario dell’anno: “Non capisco come sia stato possibile condannare Stasi”, dice Carlo Nordio. “Se una persona può avere una sentenza di condanna solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello? La legge va cambiata”‘.

‘Per Nordio, si tratta di una “situazione paradossale” che nasce da una legislazione “che dovrebbe essere cambiata, anche se è molto difficile”, ammette. Un sistema nel quale, contesta, “una persona assolta in primo grado e assolta in secondo grado può, senza l’intervento di nuove prove, essere infine condannata”. La domanda – trapela da fonti qualificate – non era concordata e ha creato malumore nello staff, anche perché Nordio “non è solito sottrarsi a nessuna domanda”‘.

‘Il Guardasigilli interviene infatti sul tema del tutto fuoriprogramma a margine del convegno alla Scuola superiore della polizia penitenziaria “Piersanti Mattarella”, peraltro a poche ore dalla pace (apparentemente) fatta tra Fdi e Carroccio, dopo il braccio di ferro proprio sulle deleghe al Dap e alla penitenziaria, che il neo-sottosegretario meloniano Alberto Balboni ha voluto ereditare dal predecessore del suo partito, Delmastro, contro le rivendicazioni del leghista Andrea Ostellari, a cui erano state temporaneamente affidate’.

‘Nordio, tuttavia, affronta il problema dell’impatto che tale vicenda solleva sui cittadini. “Oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro, sulla base di prove per le quali, sempre secondo l’accusa, l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo. Ripeto: una situazione anomala che, a dirla tutta, raramente si vede e io non l’ho mai vista”‘.

‘Nordio corregge, in ogni caso, l’impostazione: “Neanche il ministro, lo sappiamo bene, può pronunciarsi su un procedimento in corso. E peraltro io stesso non ho la più pallida idea della dinamica del delitto e soprattutto del suo autore. E se l’avessi, non la direi. Ho invece un’idea chiara sulla dinamica della nostra legislazione che è sbagliata”, ribadisce’.

‘A Nordio risponde l’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni: “Il processo d’Appello bis non è stato una mera rilettura degli atti già vagliati dai giudici precedenti, ma su indicazione della Cassazione furono disposte tre nuove perizie e vennero acquisiti nuovi elementi tra cui la bicicletta nera di Alberto Stasi”. Il legale ricorda inoltre che “durò otto mesi”. E che, su sua richiesta, “venne riaperta una istruttoria dibattimentale e vennero disposte tre perizie” tra cui quella del dna sulle unghie di Chiara, ritenuta ancora oggi uno dei pilastri dell’inchiesta’.

‘E mentre si discetta di Garlasco, a Modena, nel carcere di Sant’Anna che detiene un triste primato dei suicidi, un altro detenuto si toglie la vita: 44 anni, italiano, era in attesa del processo d’appello. Proteste del Pd: i parlamentari del territorio Stefano Vaccari, Enza Rando e Maria Cecilia Guerra parlano di “situazione grave e ormai insostenibile, che meriterebbe un’attenzione istituzionale costante e concreta”. Un allarme generalizzato, che torna ad acuirsi a ridosso dell’estate, tanto da spingere lo stesso Nordio – come ha raccontato oggi Repubblica, anticipando la conferenza in preparazione della prossima settimana- ad accelerare l’iter per bando e assegnazioni delle associazioni che, di qui a pochi mesi dovrebbero accogliere i detenuti rimasti in carcere sol perché privi di un tetto. Si tratta, insomma, dei più fragili tra i fragili, e che hanno meno di un anno da scontare. Avranno diritto a lasciare le celle, ovviamente previa domanda dei legali e verifica dei requisiti da parte della magistratura di sorveglianza’.

‘Nordio si mostra fiducioso, anche se le opposizioni da oltre due anni hanno messo all’indice, anche in seduta congiunta in Parlamento, il grave immobilismo del governo, e una serie di promesse mancate. “Per quanto riguarda il sovraffollamento carcerario, noi siamo già in fase molto avanzata – ribatte invece Nordio – per alcuni provvedimenti che non sono quelli della liberazione lineare, della clemenza indiscriminata e incondizionata, ma che potremmo chiamare della detenzione differenziata. Non voglio anticipare nulla, ma su questo versante, secondo me, in tempi medio brevi già dei buoni risultati”‘.

‘Rispetto alle parole di Nordio sul caso Garlasco, il segretario nazionale di Area, Giovanni Zaccaro commenta: “Il caso Garlasco è diventato un’occasione per fare audience e per speculare sui temi della giustizia italiana. Non mi stupisce lo facciano gli opinionisti, mi dispiace che al coro si uniscano il ministro della giustizia e del presidente delle camere penali, che hanno frequentato le aule di giustizia e che conoscono le difficoltà tecniche ed i drammi umani che vi si incontrano”’.

‘Per l’esponente dell’associazione che riunisce le toghe progressiste, “dovremmo tutti evitare di usare espressioni improprie e giudizi affrettati, lasciando lavorare con serenità chi si sta occupando della vicenda e soprattutto rispettando le ansie e le aspettative di chi è direttamente coinvolto, come vittima, come condannato, come nuovo indagato, nella vicenda”’.

Fonte: Conchita Sannino Estratto Repubblica!