Home Cronaca 4 gennaio 2018: dieci anni fa, la tragedia di Los Roques

4 gennaio 2018: dieci anni fa, la tragedia di Los Roques

QUANDO UN BIMOTORE TURBOELICA, SI INABISSO' NELLE ACQUE VENEZUELANE

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Oggi, 4 gennaio 2018, ricorre il decimo anniversario dall’incidente aereo verificatosi lo stesso giorno ma nel 2008, allorquando si persero le tracce di un volo di linea della Transaven, operante sulla rotta tra gli aeroporti di Caracas e di Los Roques. Il velivolo, dopo aver perso quota si inabissò nelle acque dell’oceano atlantico, antistanti l’arcipelago venezuelano. Nella circostanza, morirono le 14 persone tra cui 8 italiani, 3 venezuelani, oltre ad i 2 piloti della stessa nazionalità ed 1 svizzero.

L’incidente
Il velivolo, era un bimotore turboelica Let L-410, che si alzò in cielo partendo dall’Aeroporto Internazionale Simón Bolivar di Caracas con destinazione appunto le isole dell’arcipelago di Los Roques. Decollò alle ore 9.13, il tragitto lo avrebbe potuto compiere nei soli 32 minuti sufficienti per coprire il percorso quindi ben al di sotto dell’autonomia del Let L-410.

Qualcosa dunque, non andò per il verso giusto infatti il pilota alle 9.23 contattando la torre di controllo di Maiquetia per comunicare la sua posizione: “45 nm di distanza, circa 83 km e quota… 7.500 ft, circa 2500 m”; successivamente, si sintonizzò su una frequenza diversa chiamando il centro piloti dell’Aviostazione di Los Roques alle ore 9.38 dopo 25 minuti di voli e 160 Km coperti informando di avere entrambi i motori fuori uso e trovandosi a 16 miglia dalla costa di voler tentare un ammaraggio.

Le ricerche
Prima di poter rintracciare i resti del mezzo, trascorsero diversi anni giungendo fino alla data del 20 giugno del 2013, in quella occasione una nave oceanografica americana lo individuarono a 970 metri di profondità ed a 9 Km (a sud) di distanza dagli atolli dove era destinato. L’unico ad essere stato ritrovato, purtroppo privo di vita fù il coopilota 37enne Osmel Alfredo Avila Otamend, a 12 Km al largo dalle coste del Venezuela lo rinvenirono alcuni pescatori della zona.

Di questo, se n’è parlato nel pomeriggio a “La Vita in Diretta” in uno spazio informativo curato da Francesca Fialdini che ha intervistato i suoi ospiti; tra di loro, alcuni parenti degli scomparsi: “una famiglia trevigiana con due bambine piccole, Sofia (6 anni) ed Elma (8), la mamma Bruna Guerrieri, il papà Paolo Durante (40), Annalisa Montanari (42), Rita Calanni Rinzina (46) entrambe di Bologna e infine Stefano Fragione e Fabiola Napoli di Roma, appena sposati, in viaggio di nozze”.

Con la Fialdini, sono stati in studio Debora Napoli (sorella di Fabiola) e Giovanni Vitaloni (ammiraglio di squadra) che fin dai primi giorni si adoperò per poter recuperare il relitto.

Debora ha detto: “in precedenza, c’erano stati molti casi di aerei precipitati e mai ritrovati e quella era la nostra paura peggiore. Quella di non venire mai a sapere che cosa fosse veramente accaduto ai nostri cari. Quella paura, che ci ha veramente spinto a fare di tutto per arrivare almeno a sapere che cosa fosse successo. E abbiamo pensato tutto, perchè purtroppo di casi di narcotraffico, di sequestri di aerei anche per il narcotraffico, anche sequestri di persona in quegli anni erano molto frequenti. Erano frequenti, anche incidenti aerei veri e propri, pero’ noi non avevamo niente”.

“Non avevamo, pezzi di aereo emersi dalle acque, c’era soltanto questo corpo del coopilota che era emerso dopo dieci giorni e che comunque si portava dietro una sfilza enorme di dubbi, domande. Non c’era proprio certezza. Questa incertezza, ci ha caricato così tanto che noi abbiamo fatto di tutto. Quello che era possibile nelle nostre forze fare, perlomeno per sapere. Perchè vivere senza sapere è la cosa peggiore che possa capitare in una situazione del genere. E noi purtroppo per cinque anni, siamo stati sul limbo. Nel 2009, ci recammo sul luogo io, mio marito, il mio avvocato ed il comandante Pica e ritornammo con la promessa scritta da parte del Venezuela che potevamo andare li a fare le ricerche. Quindi poi, anche il nostro Governo ha deciso di partecipare, le parti tecniche si sono accordate. C’è voluto un pochino di tempo, perchè c’erano dei bandi per trovare l’azienda che doveva fare le ricerche, pero’ finalmente nel 2013 abbiamo saputo che l’aereo era in fondo al mare. Quando abbiamo visto la foto, abbiamo capito che non c’era più niente da fare se non convincere i governi a recuperare l’aereo e a riportare a casa i nostri cari”.

L’ammiraglio Vitaloni invece, ha sostenuto: “la cosa incredibile, è che il pilota a un certo punto dà l’emergenza e dice… -sono a 16 miglia dalla Gran Roque e ho tutt’e due i motori in avaria. Una cosa del genere, è quasi impossibile. E’ successo nel tempo, come certamente sapete nel 2005 davanti a Palermo cadde un aereo tunisino, un ATR 47. Lui era caduto, perchè era rimasto senza combustibile. Pensavano di avere i serbatoi pieni, invece non lo erano. Puo’ essere successa una cosa del genere, anche se in tutti i documenti che noi abbiamo visitato era riportato il combustibile che aveva a bordo. E con il combustibile che aveva a bordo, poteva fare ancora altre 270 miglia”.

Le famiglie di chi non c’è più, compatibilmente con lo stato di crisi del Paese dove si sono verificati i tragici episodi, auspicano il recupero del “Let L-410”, per poter piangere i loro cari.

Il Governo italiano, ha fatto sapere tramite la Farnesina (come riferito dalla conduttrice) che: “fin dall’inizio, ha seguito e sostenuto finanziariamente tutte le attività di localizzazione dell’aereo tragicamente precipitato. Da più di un anno, abbiamo offerto al Governo venezuelano di compartecipare ai costi di recupero del velivolo, senza aver mai ricevuto risposta in proposito. La Farnesina, insieme all’Ambasciata d’Italia e il Consolato generale a Caracas, continua e continuerà a prestare la massima attenzione alla vicenda che deve comunque essere inquadrata all’interno dell’attuale situazione politica interna venezuelana e del più generale rapporto tra l’Unione Europea ed il Venezuela”.