Home Cronaca Gaetano Immè: “Assalto al potere, il golpe dei giudici”

Gaetano Immè: “Assalto al potere, il golpe dei giudici”

"IL PARTITO DEI MAGISTRATI (PDM) - LA FINE DELLA IMMUNITA' PARLAMENTARE VOLUTA DAI MAGISTRATI E DAI COMUNISTI"

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Scritto da Gaetano Immè

L’omicidio della “politica”. Con Scalfaro al Quirinale, il 22 aprile del ’93 si dimise Amato e Scalfaro chiamò Ciampi, che ebbe il sostegno del comunisti, a formare il Governo. Già dai primi giorni del gennaio del 1993 sul tavolo del sostituto procuratore Leonardo Frisani erano stati depositati gli atti relativi al fallimento di un’agenzia di viaggi, la Miura Travel che porterà dritto dritto alla messa sotto accusa di Oscar Luigi Scalfaro. Dunque il 22 aprile del ’93 Scalfaro era già sotto schiaffo della Procura di Roma per via dell’inchiesta sui fondi neri del Sisde.

Non ricordo nessun giornalista “dalla schiena dritta”, nessun “giornalista d’assalto”, niente, nessuno che avesse il coraggio di denunciare che il presidente della Repubblica fosse praticamente sotto ricatto dei Magistrati romani. Perché “l’immunità” non era un privilegio della politica, ma l’unico “peso e contrappeso” (parole di Calamandrei, non certo mie) che facevano reggere in equilibrio la divisione dei poteri fra il Parlamento (la politica, gli eletti dal popolo) e l’ordine dei magistrati, era il “bilancino” sul quale si basava tutta la “democraticità” della costituzione. Se togli quel bilancino, crolla la divisione dei poteri e la “politica” (ossia la sovranità politica del popolo) da “dominus” del regime democratico diventa “captivus” di qualsiasi magistrato in fregola politica.

Qualcuno, uno solo, Ciocciomessere del Partito Radicale, ebbe il coraggio di mettere il dito nella piaga: e denunciò in Parlamento che una autorizzazione a procedere data un anno prima, dopo un anno non aveva avuto alcuno sviluppo giudiziario. Scadevano i termini ed il PM ne chiedeva la proroga che veniva concessa. Insomma, denunciò Cicciomessere, più che punire eventuali reati, la richiesta dei magistrati (di modificare l’articolo 68) mirava a mettere sotto la gogna mediatica, a ricattare, a intimidire ed a eliminare per via giudiziaria chiunque avesse ostacolato il PdM ed i suoi associati. Quella votazione fu una vergogna, lo scempio dello stato di diritto, la fine della democrazia, il trionfo della “magistratocrazia”.