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I verbali del pentito milazzese Biagio Grasso, agitano le acque di politiche ed affaristiche a Messina

TUTTI I PARTICOLARI, SUL GRUPPO (RIMASTO IMBRIGLIATO NELLE MAGLIE DELL'OPERAZIONE BETA), CHE HA GOVERNATO LA CITTA'

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L’imprenditore milazzese Biagio Grasso, pentito dal luglio 2017 ha riempito diversi verbali di dichiarazioni innanzi ai magistrati della D.D.A. peloritana, il dottor Sebastiano Ardita prima, il procuratore capo Maurizio De Lucia dopo. Tutto  questo, nell’ambito dell’operazione Beta, attraverso la quale furono disvelati i collegamenti tra la mafia catanese, legali e professionisti quì in riva allo Stretto.

Grasso afferma: “il gruppo è composto da avvocati, consulenti, collegamenti con forze politiche e criminalità, in particolare con i Santapaola-Ercolano di Catania… mi riferisco a Romeo Vincenzo (figlio di Francesco), quest’ultimo punto di riferimento del sistema coadiuvato dai fratelli”.

Dopo aver deciso di collaborare con le forze dell’ordine, ha iniziato a parlare, collegando i soprannomi usati a personaggi reali, così si scopre che “compasso” era il modo di chiamare l’ing. Cucinotta, “baffo” indicava il titolare della Demoter Carlo Borella, “giraffa” per l’avvocato Andrea Lo Castro e “boccone” si riferiva all’architetto La Spina perchè diceva sempre di essere impegnato a mangiare un … “boccone” appunto.

Il contenitore dei verbali, si trova già in parte ad essere depositato successivamente alla formalizzazione della chiusura delle indagini. Dai contenuti, non è difficile ipotizzare altri sviluppi riguardanti nuovi indagati (che sono 50) facenti parte della massa di potere politico-economico-mafioso che per anni ha messo sotto scacco il capoluogo.

Lo hanno fatto pero’, come individuato dall’ex pubblico ministero (di Palazzo Piacentini) Ardita, in modo non tradizionale, lasciando da parte le classiche estorsioni e puntando invece ad infiltrarsi in attività commerciali lecite al fine di ripulire capitali la cui provenienza invece non lo era. Cioè, un tratto tutto satapaoliano.

E’ sempre Biagio Grasso, che quando si sofferma sugli affari sottolinea: “so che il Galli (Massimo, fratello del boss Luigi) era soggetto di collegamento tra il Di Stefano Rosario e Zimbaro, proprietario dell’omonima rosticceria, nonchè suocero dello Storari. Questi ultimi avevano interesse ad investire del denaro in operazioni immobiliari riconducibili allo stesso Di Stefano. Una di queste operazioni riguardava un immobile successivamente affittato ad Alcoot, nei pressi del Bar Casaramona, in cui i lavori dovevano essere realizzati dal Di Stefano ma i capitali erano di Zimbaro o Storari. Il Galli aveva un ruolo di guardaspalle del Di Stefano, che era sottoposto ad usura da vari personaggi della criminalità organizzata messinese tra cui i fratelli Trovato (clan Mangialupi-nota di redazione)”.

Poi, dalle affermazioni rilasciate da Grasso agli inquirenti, si staglia la “zona grigia” costituita da soggetti insospettabili, come ad esempio l’avvocato Andrea Lo Castro, l’architetto La Spina, l’ingegnere Cucinotta ed il faccendiere Borella. Accertata in questo contesto inoltre, la presenza di un “segnalatore” alla Procura che aveva il compito di verificare la posizione di Romeo, raccoglitore degli interessi mafiosi del Gruppo etneo notoriamente dotato di una elevata forza intimidatrice. Si tratta comunque, di rapporti, sui quali la Procura farebbe bene ad intensificare i propri riscontri, dal momento che esistono anche legami tra magistrati del Distretto giudiziario messinese e collaboratori di studi di “Diritto” che fanno parte di questa inchiesta.

Adesso spetta alla Direzione Distrettuale Antimafia cittadina, il compito di verificare la veridicità di quanto sostenuto dal collaboratore che ha anche parlato della costruzione del Complesso “La Residenza Immobiliare” sito sul Torrente Trapani, definita una speculazione realizzata attraverso “prestanome”, passata grazie al tacito e complice assenso di amministratori pubblici all’interno del Comune di Messina.

A suggellare la fine delle azioni preliminari, dell’attività giudiziaria, sono stati i sostituti procuratori: “dottoressa Liliana Todaro, dottor Fabrizio Monaco e dottor Antonio Carchietti”.