Lei, è “S.M.S.P. P.”, in una sua lettera, scrive: “ho visto persone come me. Persone che, come me, festeggiano con nessuno. Persone che, come me, non possono avere vicino i propri figli, fratelli, genitori, parenti con i quali festeggiare le feste. È come se fossimo nati soli, come se fossimo figli di nessuno. Ricordo quand’ero piccola che tutte le giornate di festa soffrivo. I miei ex compagni di Scuola festeggiavano con le loro famiglie, mentre io non potevo farlo”.
“Quando una mia compagna di Scuola che voleva invitarmi a casa sua, ne chiese a sua mamma il permesso, lei glielo negò, perché le disse che io non avevo genitori. È successo pure che, al parco, delle persone prima mi facevano i complimenti (come si fanno a tutti i bambini), poi quando, alla domanda di dove abitassi, rispondevo in casa-famiglia perché non posso stare con i genitori si allontanavano immediatamente. A queste persone, a queste discriminazioni, a queste umiliazioni, a restare da sola sono da tempo abituata”.
“Proprio alle persone come me, alle persone sole, abbandonate, evitate voglio porgere i miei più sentiti auguri di una serena e buona Pasqua. Sì, auguri a Voi. Voi adulti soli, Voi bambini soli, Voi che siete soli. A Voi sto vicino, perché so come vi sentite, perché vi sentite come me, ed io mi sento come Voi”!


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