Nella giornata di ieri, la Squadra Mobile di Messina ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei fratelli ergastolani MINARDI Giuseppe (inteso “Peppe u Tarantinu”) e MINARDI Giovanni (detto Giampiero) siccome ritenuti responsabili del delitto di omicidio, commesso in Messina il 25.1.2000, in danno di CUTE’ Domenico, nato a Messina il 23.03.1958 (detto “U Sauru”).
L’ordinanza costituisce l’esito di attività investigativa, espletata dalla Squadra Mobile di Messina, sotto la direzione della Procura Distrettuale della Repubblica, diretta dal Procuratore Dott. Maurizio de Lucia, attraverso il riscontro delle dichiarazioni rese da plurimi collaboratori di giustizia, che ha condotto al deferimento all’A.G. di fratelli, siccome ritenuti responsabili di avere ordinato ed eseguito materialmente, nel rione Giostra di Messina, il 25 gennaio 2000, l’omicidio sopra rievocato, mediante l’esplosione di tre colpi d’arma da fuoco, sparati con un fucile da caccia: fatto aggravato dal metodo mafioso.
L’assassinio di CUTE’ Domenico – soggetto radicato negli ambienti del rione Giostra e legato da vincoli parentali diretti con GATTO Giuseppe (detto Puccio), al tempo reggente della congrega mafiosa operante in quel rione cittadino, nonché luogotenente del boss ergastolano irriducibile GALLI Luigi (l’unico dei vecchi capi mafia di Messina a non intraprendere la collaborazione con la Giustizia) – risulta eseguito materialmente da MINARDI Giovanni (detto Giampiero), su ordine del fratello MINARDI Giuseppe, in conseguenza di pretese delazioni che la vittima avrebbe reso alla Polizia di Stato, a carico di MARCHESE Stefano (nato a Messina il 4.10.1977), esponente della locale criminalità organizzata legato a MINARDI Giuseppe, oltre che da vincoli criminali, da un rapporto di amicizia personale, rafforzatasi anche all’interno delle mura carcerarie in periodi di codetenzione (egli venne poi ucciso da BARBERA Gaetano e IRRERA Salvatore il 18 febbraio 2005, a seguito dei contrasti sorti proprio fra MINARDI e BARBERA, come emerso nelle attività investigative esperite sull’omicidio.
Le dichiarazioni accusatorie del CUTE’ Domenico riguardavano l’autore di altro omicidio (quello del salumiere POSTORINO Giovanni, ucciso nel corso di una rapina commessa in questo centro il 24 gennaio 1994) ed erano finalizzate a scagionare il proprio figlio CUTE’ Antonino Natale, fermato nell’immediatezza del delitto e poi effettivamente rilasciato. [1]
Un quartiere complicato quello nel quale si consumava l’omicidio, oggetto da tempo di efferati delitti da parte di soggetti legati alla criminalità organizzata desiderosi di affermare la propria supremazia ed il proprio controllo sul territorio.
Oggi, grazie al lavoro d’indagine dei poliziotti della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Messina, i responsabili dell’omicidio Cutè hanno un nome e un cognome. Un’azione, quella dei germani, programmata accuratamente e perseguita nel tempo nonostante i vari tentativi fatti non fossero andati a buon fine. Le ragioni dell’omicidio sono da ricercarsi nella violazione, da parte della vittima, del codice mafioso che imponeva l’omertà.
Una storia criminale degna della caratura e dello spessore acquisito nel tempo dai due fratelli Minardi conseguentemente ai numerosi e gravi reati consumati alla quale gli investigatori hanno aggiunto un ulteriore ed importante tassello.
L’ordinanza di custodia è stata notificata al MINARDI Giuseppe presso il carcere di Sulmona (Aq), mentre al MINARDI Giovanni è stata notificata presso il carcere di Spoleto (Pg), ove si trovavano ristretti.
[1] Per il delitto POSTORINO, MARCHESE Stefano venne tratto in arresto in esecuzione dell’O.c.c. in carcere n°30/94 R.G.n.r. e n°36/94 R.G. Gip, in data 16.02.1994 e condannato alla pena di anni 16 di reclusione.


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