Terza udienza (con l’inizio delle deposizioni dei testimoni) oggi, per il processo che vede alla sbarra Matteo Cagnoni (il dermatologo 53eene dei vip), con l’accusa di aver ucciso la moglie (che desiderava separarsi da lui) 39enne Giulia Ballestri nel settembre del 2016. Dopo la testimonianza dell’ex cognato Guido Ballestri ed Elisabetta Amicizia (amica del cuore della vittima), Cagnoni ha abbandonato il suo solito stile composto manifestando una certa agitazione. Questo comportamento, ha costretto il dottor Corrado Schiaretti (presidente della Corte d’Assise) ad intervenire precisando che se non si fosse attenuto alle procedure lo avrebbe fatto portare fuori dall’aula.
Le due deposizioni, hanno occupato la maggior parte della giornata essendo durate rispettivamente tre ore, il che ha fatto slittare al 10 novembre gli interrogatori di Stefano Bezzi e Stefano Bandini, rispettivamente l’amante di Giulia e il sostituto commissario della Squadra mobile che entrò la notte fra il 18 ed il 19 settembre 2016, nel villino (disabitato) Liberty di via padre Genocchi, della famiglia Cagnoni, così tetro da mettere paura allo stesso professionista e ribattezzato “degli spiriti – dei morti”. Il cadavere, fù ritrovato in quella circostanza, secondo l’accusa si trovava li dalla mattina del 16 settembre.
E’ stato il fratello della sfortunata donna, a suggerire agli inquirenti di compiere le ricerche nella casa abbandonata avendo notato la strana presenza di una macchia. Era stato proprio Matteo, a chiedere a Giulia di andare in quella villa il venerdì mattina. Giulia, verrà rinvenuta la domenica sera.
Durante la sessione odierna, sono emersi degli elementi molto suggestivi, molto che sono serviti ad una ricostruzione di quello che era il rapporto tra Giulia e suo marito che continua a protestarsi innocente. Ci sono stati degli attimi molto intensi, molto toccanti perchè mentre Guido parlava, naturalmente ha ripercorso gli ultimi istanti di vita di Giulia, quello che è successo in quelle ore di un anno fa, la commozione è stata molta.
Ci fù, uno scambio di sms tra la scomparsa ed il suo nuovo compagno, proprio nei giorni che precedettero il delitto, infatti Giulia aveva paura e scrisse: “se domani non mi sentite, fatemi cercare”.
Matteo Cagnoni, non si era rassegnato alla fine del rapporto matrimoniale, le rendeva la vita impossibile facendola vivere nell’angoscia ed in un altro messaggio fù scritto: “dice che l’ho disonorato. Ero fuori al telefono ed è impazzito. Spero, non mi distrugga. Lui è una iena”.
E’ il 19 agosto, un mese prima del fatto di sangue, quando Giulia scrive al partner: “domani mattina devo andare con lui a vedere dei quadri, ma non mi fido. Ha giurato, sui nostri figli che non mi farà del male. Mi auguro che il disastro non avvenga. Può fare, quello che vuole, ma non mi uccide. E’ debole, a volte mi fa tenerezza. Sono a casa, con un vendicativo con cui devo gestire tre figli. Ma vado avanti lo stesso.
E’ il 14 settembre (due giorni prima di morire), la giornata nella quale la donna scrive ancora: “ha detto che tra un po’ mi lascia libera. Dice presto. Ma non mi fido”.
Tutti questi messaggi, erano chiaramente dei segni premonitori cui Giulia non ha voluto dare ascolto. Avendo tre figli con quest’uomo, ne conosceva la personalità ed in precedenza vi erano degli episodi antecedenti durante i quali il Cagnoni aveva dato segni di impulsività. Questi, sono dei dati oggettivi, non delle interpretazioni, ed è anche il motivo per cui presumibilmente la Procura gli contesta tra le aggravanti la premeditazione. C’è poi, il comportamento che il presunto omicida, ha agito successivamente all’evento morte, che è stato molto particolare, perchè non solo non ha denunciato la scomparsa della moglie (e ci sono le telecamere che lo inchiodano e dicono evidentemente che lui faceva colazione con Giulia al bar, quindi poteva essere ragionevolmente l’ultima persona ad averla vista in vita.)
Altro punto molto importante: “la motivazione per cui i coniugi si sarebbero dovuti recare in questa villetta. Questi quadri non sono stati sottratti, quindi il movente vale anche le modalità. Perchè c’è una autopsia, che spiega le modalità efferatissime con cui Giulia è stata uccisa e individuano chiaramente una pista. Altro fatto molto importante, che peserà, è che quando il Cagnoni è stato fermato aveva dei segni sul volto. Il medico legale, ha confermato che Giulia ha cercato di difendersi nel momento in cui è stata uccisa”.
I due, erano già stati nell’abitazione degli orrori per vedere delle opere d’arte che si sarebbero dovuti dividere in vista della separazione. Secondo la migliore amica, Giulia, non poteva bere una birra, non poteva fumare o scegliere un libro da leggere senza il consenso del marito (Matteo Cagnoni). Tra il possibile movente dell’uccisione, la gelosia è una delle ipotesi, dato che Cagnoni aveva scoperto che da circa un anno Giulia aveva una relazione con uomo. L’aveva fatta pedinare, le controllava ossessivamente il cellulare che era stato clonato. Le aveva messo una cimice, nell’auto potendo ricostruire quello che stava accadendo nella vita di sua moglie.
Il dermatologo, costringeva la sfortunata compagna a prendere degli antidepressivi, Depakin e Stilnox, e Giulia confidò ad Elisabetta che li stava assumendo perché forzata a farlo dal marito che sosteneva fosse vittima di una leggera depressione escludendo che tra loro ci fosse una crisi.



