Home Oltre Messina Dopo il discorso di domenica 18 ottobre, del presidente del Consiglio dei...

Dopo il discorso di domenica 18 ottobre, del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, parte la rabbia dei sindaci

«IL GOVERNO, SENZA NEMMENO AFFRONTARE IL TEMA NELLE NUMEROSE RIUNIONI DI QUESTE ORE, INSERISCE IN UN DPCM UNA NORMA CHE SEMBRA AVERE IL SOLO OBIETTIVO DI SCARICARE SULLE SPALLE DEI PRIMI CITTADINI LA RESPONSABILITA' DEL COPRIFUOCO AGLI OCCHI DELL'OPINIONE PUBBLICA»

872

Articolo, tratto da: «www.open.online».

È bastata una sola frase, inserita tra le comunicazioni della sera del 18 ottobre da Giuseppe Conte, per aprire lo scontro tra Governo e comuni. Il testo del nuovo Dpcm, firmato per arginare ulteriormente i contagi da Coronavirus, prevede infatti che possano essere i sindaci a disporre dalle 21 la chiusura di piazze e vie principali nelle città per evitare eventuali assembramenti. Un passaggio che Antonio Decaro, presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), non ha affatto gradito.

«Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo», ha detto.

Nelle bozze del Dpcm non c’è il coprifuoco…., locali chiusi alle 24, stop per fiere e congressi, Decaro si chiede: «saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra? Nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso».

A serata inoltrata però ci sarebbe stata una telefonata di chiarimento tra Conte e Decaro, secondo quanto riporta Repubblica, nella quale il premier ha garantito nuove correzioni al testo definitivo del Dpcm. E in effetti la formula finale recita:

«Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private».

Nella nuova formula quindi sparisce il riferimento esplicito ai sindaci, che già compariva nella prima bozza del Dpcm, ma non viene chiarito chi debba materialmente intervenire per disporre l’eventuale chiusura di zone delle città in cui «si possono creare situazioni di assembramento». Un dettaglio che fa la sostanza della rabbia dei sindaci, tutt’altro che esaurita.

L’accusa di De Luca
Stoccata anche da parte del governatore della Campania, Vincenzo De Luca. «Dalle anticipazioni che mi sono arrivate nel Dpcm del governo ci sono cose interessanti ma anche elementi di ambiguità, ha detto. Ad esempio c’è la vendita di cibo da asporto fino alle 24, tranne che per il consumo sul posto nelle adiacenze, chi può misurare le adiacenze?».

E poi: «Vedo anche – ha detto – una cosa che non mi convince, i sindaci possono vietare la mobilità nei quartieri più frequentati, mi sembra che siamo ancora in elementi di non chiarezza».

Roma si allinea a Conte
Il Campidoglio, guidato da Virginia Raggi, e quindi dai Cinque Stelle, si allinea alle nuove disposizioni introdotte dal premier. Valuterà quindi eventuali restrizioni nelle zone della movida in particolare nel fine settimana. In ogni caso il Campidoglio sta aspettando di leggere il testo integrale per capire in che misura procedere.