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Le minacciate dimissioni (farlocche), di Cateno De Luca

DA SINDACO DELLA CITTÀ METROPOLITANA DI MESSINA

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Negli ultimi giorni, l’avvocato ed ex onorevole Cateno De Luca, ha sparato ad alzo zero, minacciando prima ed attuando da ieri il suo proposito di mettere in -ferie forzate- 700 degli 840 dipendenti di Palazzo dei Leoni.

La sua iniziativa dai toni (a volte scurrili) che usa, parlando deliberatamente di “cazzo” indirizzando tale vocabolo verso chi non la pensa come lui o contro i dipendenti ritenuti per una percentuale pari al 50% dei nullafacenti, non sembra essere una semplice provocazione che possa durare dall’alba al tramonto.

Se qualcuno pero’, osa (come ha fatto ieri mattina una signora, alla manifestazione di protesta della Cgil indetta in corso Cavour) sfidarlo  e gli dice… -sindaco del cazzo-, quel termine poco elegante che lui lancia a destra e a manca, non lo gradisce e usa il suo potere istituzionale per fare identificare i contestatori.

De Luca ha chiarito, che se la situazione di crisi finanziaria che attanaglia l’Ente di Area vasta da lui amministrato non dovesse mutare sarebbe pronto dall’1 marzo a dimettersi da primo cittadino metropolitano consegnando la fascia Azzurra nelle mani del prefetto.

Tali accennate dimissioni, e’ bene precisarlo, non avrebbero alcun valore legale visto che la carica da lui ricoperta e’ diretta conseguenza della sua elezione al vertice del Municipio più grande fra quelli dei 108 comuni… come del resto prevede la vigente Legge una parte della quale e’ possibile leggere sul sito internet della Citta’ metropolitana.

Ovvero: “il sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del Comune capoluogo e ne è il legale rappresentante”.

E’ evidente quindi, che per essere valida la minaccia deluchiana di abdicare al ruolo di maggiore rappresentante provinciale debba essere anticipata dall’abbandono del corrispondente incarico che svolge a Palazzo Zanca, rinunciando ancor prima al tricolore.