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Virginia Raggi (M5S): “Oggi che si celebra il processo d’appello, al Mondo di mezzo o mafia capitale come è stato ribattezzato, Roma è pronta” [Video]

"PER COMBATTERE LE MAFIE, OCCORE UNA AZIONE SINERGICA CHE PARTA DALLE ISTITUZIONI"

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Virginia Raggi primo cittadino capitolino attraverso questa nota, ricorda che: “era il 25 maggio del 1992 quando nella cattedrale di Palermo gremita, una giovane moglie e madre urlò in lacrime ai mafiosi… -io vi perdono pero’ voi vi dovete inginocchiare-. Quella donna era Rosaria Schifani, moglie di uno degli agenti di scorta uccisi nella strage di Capaci. L’eco delle sue parole risuona ancora nei nostri ricordi, nelle nostre coscienze, simbolo di una delle stagioni più difficili della lotta alla mafia vissute dall’Italia”.

“Mafia che, come disse quel giorno la stessa Schifani, era talmente infiltrata nel tessuto del nostro paese da essere presente con i suoi esponenti, tra i banchi di quella chiesa, a rendere omaggio alle salme del giudice Falcone e di sua moglie, degli agenti della scorta. E oggi? Sono passati quasi 26 anni da quelle lacrime, la guerra alle mafie è ancora in corso, la guerra alle infiltrazioni mafiose è tuttora in atto. Tra di noi oggi ci sono uomini e donne che dedicano la loro vita a contrastare la mafia”.

“C’è la testimonianza di Gaetano Saffioti, l’imprenditore calabrese che si è ribellato alla ‘ndrangheta. C’è Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, in prima linea contro la criminalità organizzata. Contro la ‘nrangheta. C’è Antonino di Matteo, sostituto procuratore Nazionale Antimafia, che nella Palermo di Falcone e Borsellino ha visto i natali e in Sicilia ha mosso i primi passi da magistrato. Recentemente ha paventato la possibilità di un ritorno ad un attacco frontale da parte di Cosa Nostra allo Stato”.

“8 mesi fa conferendo al dottor Di Matteo la cittadinanza onoraria, gli ho dato il benvenuto a Roma. -Una città che sta uscendo da un periodo oscuro, in cui malavita, imprenditoria e politica hanno banchettato a lungo, lasciandola deprivata, al collasso in tutti i servizi che deve ai cittadini-. Queste le mie parole di allora, a stigmatizzare quanti, tanti, nella politica si schermavano dietro al mancato riconoscimento dell’Associazione mafiosa dietro quell’organizzazione trasversale che ha spolpato la città. Un atteggiamento che ci spaventa. Oggi come ieri. Oggi che si celebra il processo d’appello al Mondo di mezzo o -mafia capitale- come è stato ribattezzato”.

Oggi come ieri da questa sala deve emergere chiaro un messaggio: “la giustizia non può combattere da sola la partita. Per combattere le mafie occorre un’azione sinergica che parta dalle istituzioni, dalla politica per propagarsi in ogni aspetto della vita civile. Noi ci siamo. Roma è pronta”.