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A Catania la protesta va in scena sulle scale del palazzo di Giustizia: magistrati in toga, con una coccarda tricolore e manifesti con frasi a difesa della Costituzione di Pietro.Calamandrei, Luigi Sturzo, Sandro Pertini, Liliana Segre e Roberto Benigni e poi ombrelli ‘tricolori, con riportati alcuni articoli della Costituzione… il nove, l’undici, il tredici, il ventuno e il trentaquattro

IN AULA OLTRE AI MAGISTRATI IN TOGA, CON LA COCCARDA TRICOLORE E COPIA DELLA COSTITUZIONE, ANCHE IL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA GIOVANNI MELILLO, LA PROCURATRICE GENERALE LIA SAVA, L'EURODEPUTATA, CATERINA CHINNICI, IL PRESIDENTE DELLA REGIONE, RENATO SCHIFANI, IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE, PIERGIORGIO MOROSINI, LA PROCURATRICE PER I MINORENNI, CLAUDIA CARAMANNA, IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA MAURIZIO DE LUCIA, IL SINDACO ROBERTO LAGALLA, IL PREFETTO MASSIMO MARIANI E L'ARCIVESCOVO, CORRADO LOREFICE

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Testo…, tratto da… www.rainews.it!

A Catania la protesta va in scena sulle scale del palazzo di Giustizia: magistrati in toga, con una coccarda tricolore e manifesti con frasi a difesa della Costituzione di Pietro Calamandrei, Luigi Sturzo, Sandro Pertini, Liliana Segre e Roberto Benigni e poi ombrelli ‘tricolori, con riportati alcuni articoli della Costituzione… il nove, l’undici, il tredici, il ventuno e il trentaquattro.

Così l’Anm di Catania ha protestato, nel giorno della cerimonia dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario nel Distretto, contro il disegno di legge sulla separazione delle carriere, perché, spiega il presidente della sezione di Catania dell’Associazione nazione magistrati, Giancarlo Casino, “non è in realtà una riforma della giustizia, ma è una riforma della magistratura, è più una iniziativa che vuole disarticolare la magistratura, che la vuole ridimensionare e riportare la prevalenza, la preminenza sul potere esecutivo”.

All’interno del Tribunale anche il presidente della Corte d’appello di Catania, Filippo Pennisi, esprime preoccupazione per “Tentativi di riforma, che mirano a mettere in discussione principi costituzionali in materia di amministrazione della Giustizia e di status del magistrato, in parte coincidenti con quei principi generali la cui modifica ne lacererebbe il tessuto e anche quest’anno l’allarmato riferimento è al progetto di modifica costituzionale imperniato sulla separazione delle carriere”.

Tengono in mano fogli A4 che richiamano la Costituzione anche i magistrati di Palermo entrando nell’aula magna della Corte d’appello per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il presidente della Corte di appello, Matteo Frasca, sostiene il suo intervento con alle spalle una gigantografia di Giovanni Falcone e, ai lati, due megapannelli con la Costituzione della Repubblica italiana. In aula oltre ai magistrati in toga, con la coccarda tricolore e copia della costituzione, anche il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, la procuratrice generale Lia Sava, l’eurodeputata, Caterina Chinnici, il presidente della Regione, Renato Schifani, il presidente del Tribunale, Piergiorgio Morosini, la procuratrice per i minorenni, Claudia Caramanna, il procuratore della repubblica Maurizio de Lucia, il sindaco Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani e l’arcivescovo, Corrado Lorefice.

Aldilà delle proteste, un lungo applauso ha salutato l’intervento del presidente della Corte d’appello Matteo Frasca. Il focus è sulla capacità della mafia nell’infiltrarsi nell’economia legale, malgrado i pesanti colpi subiti in questi anni. La sua forza di penetrazione si regge anche sul mantenimento di collusioni con settori politico-amministrativi.

L’obiettivo più immediato… partecipare alla spartizione dei fondi Pnrr: “La mafia, ha detto Frasca, ha agganciato nuovi referenti per le proprie esigenze di controllo del territorio e, soprattutto, ha continuato a conservare le proprie vecchie regole mafiose ricostituendo in modo lesto e spregiudicato gli organi di vertice ogni volta che i precedenti sono stati arrestati e processati”. .

Obiettivo principale dell’organizzazione sono le “più grandi e rilevanti opere pubbliche che vanno a realizzarsi nel territorio del distretto, e si manifesta con ripetuti e gravi episodi estorsivi ai danni delle imprese aggiudicatarie degli appalti pubblici”.

Allo stato è possibile rilevare che sono “in fermento le dinamiche o logiche prettamente mafiose, atteso il momento storico nazionale con riferimento alla gestione pubblica dei fondi del Pnrr che costituisce, e invero costituirà nel prossimo futuro, un motivo di sensibile attrazione delle attenzioni e degli interessi criminali”.

“La forma tipica dell’organizzazione mafiosa – si legge nella relazione – va studiata, ai fini del suo effettivo ed efficace contrasto, tenendo conto della sua specifica caratteristica e sostanza, cioè come un sodalizio fortemente strutturato con una perfetta suddivisione di competenze territoriali tra le diverse famiglie il cui criminale obiettivo continua ad essere quello del controllo totalizzante non soltanto dell’economia illegale (massimamente del traffico di droga e delle estorsioni), ma anche di quella legale attraverso l’opaca opera di imprenditori senza scrupoli, e di certo consapevoli e compiacenti, che vengono così integrati nella compagine associativa senza restarne succubi”.

Nell’ambito di questa tecnica, la mafia mira anche ad acquisire le attività imprenditoriali mentre mantiene e incrementa il traffico della droga. E l’allarme qui riguarda soprattutto le giovanissime leve. .

Nel distretto della Corte d’appello di Palermo “crescono i reati di criminalità comune commessi da minori. In diverse zone di Palermo, proprio minori si sono resi responsabili di reati contro la persona e le piazze di smercio del crack sono in continua proliferazione”, prosegue Frasca. E sempre nel distretto lo sguardo alla violenza sulle donne, ai femminicidi, ai maltrattamenti in famiglia costituisce, ancora, continua emergenza, nonostante il massimo impegno della magistratura requirente – osserva Frasca – e delle forze dell’ordine”.

Dopo gli applausi per Frasca, arriva la plateale contestazione dei togati all’indirizzo del Governo. I giudici abbandonano in massa l’Aula Magna poco prima che prenda la parola il rappresentante del Ministero della Giustizia Alessandro Buccino Grimaldi.