“A Messina, ormai, la politica non assomiglia più a una dinamica democratica: somiglia a un testo già pronto, a un copione distribuito in anticipo… e il momento atteso da tutti — quello che dovrebbe restituire chiarezza alla città — arriverà questo sabato, quando il sindaco Federico Basile salirà davanti ai giornalisti per ‘comunicazioni alla città'”. Lo riferisce in un Post pubblicato sul suo omonimo Profilo Facebook ‘Angelo Giorgianni’ l’ex magistrato calabrese ma messinese d’adozione, nonché già senatore e sottosegretario presso il ministero dell’Interno del Governo guidato dall’ex premier Romano Prodi, nel 1998.
Così continua il testo di Giorgianni
“Dovrebbe essere il suo giorno, il suo annuncio, la sua voce. E invece, da tempo, ciò che la città sa non arriva dalla bocca del sindaco, ma dalle dichiarazioni di un altro. Ieri sera, infatti, un nuovo post di Cateno De Luca ha attraversato Messina come una sorta di anticipazione ufficiale. Non si limita a descrivere l’attesa… la definisce”.
“Non accompagna la scena: la costruisce. Non lascia spazio al sindaco… lo prefigura. Ancora una volta, la città scopre ciò che dovrebbe ascoltare dal suo primo cittadino attraverso la voce di chi non è più sindaco, ma continua a comportarsi come se lo fosse. È questo il paradosso che avvolge Messina… chi dovrebbe parlare resta in silenzio, chi non ha più un ruolo istituzionale scandisce tempi, modi e contenuti, chi dovrebbe guidare appare come una figura trattenuta, come se dovesse attendere un segnale prima di muoversi”.
“E la conseguenza è evidente: Basile attende… e Messina subisce. Subisce mentre una provincia ferita aspetta risposte vere. Subisce mentre intere zone chiedono interventi immediati, non giochi di palazzo. Subisce mentre la ricostruzione dopo ‘Harry’ dovrebbe essere un’urgenza assoluta, non una pedina nelle strategie di qualcuno”.
“E invece, da giorni, la città è stata costretta a parlare soltanto di una cosa: dimissioni sì, dimissioni no, e soprattutto chi sarà a decidere il momento giusto. Nel post di ieri sera, De Luca infiocchetta tutto con toni solenni, quasi epici, come quando proclama… ‘Abbiamo un solo padrone: il popolo'”.
“Una frase che vorrebbe evocare dedizione, servizio, lealtà verso la comunità. Ma basta osservare ciò che avviene — non ciò che viene dichiarato — per capire quanto sia lontana dalla realtà… invece di perseguire l’interesse del popolo, persegue il proprio interesse personale e politico. Il popolo diventa un vessillo agitato nei momenti opportuni, non una guida reale delle scelte”.
“Una parola da usare per rafforzare un racconto, non per orientare un’azione. Un’immagine comoda, non un dovere. E mentre Messina vive nella fragilità — tra frane, isolamento e territori feriti — la narrazione resta invariata… l’ambizione di uno continua a occupare lo spazio che spetterebbe alla voce dell’altro. Nel racconto di De Luca, il consiglio comunale appare come un teatro accidentato, un luogo di incoerenze e agitazioni”.
“Ma ciò che viene taciuto è la verità più semplice: le opposizioni hanno chiesto a Basile di non dimettersi per evitare il commissariamento, non per sostenerlo politicamente. Lo hanno fatto per la città, non per la sua maggioranza. Una verità che sparisce puntualmente dietro la cortina della retorica. E così Messina resta sospesa, quasi trattenuta in un respiro che non riesce a liberarsi. Attende una voce autonoma. Attende un sindaco che parli per sé. Attende una guida che guardi il territorio e non il calendario politico di qualcun altro”.
“Ed è per questo che la domanda che da giorni scorre sottotraccia è inevitabile: sabato parlerà davvero Basile… o parlerà direttamente De Luca attraverso di lui? Messina non merita questa dipendenza.Non merita questa regia occulta. Non merita di vivere come il fondale di un copione scritto altrove. Messina merita verità, merita dignità, merita autonomia. Merita una guida che risponda al popolo davvero, non solo a parole. E questo sabato capiremo se Messina ha un sindaco… o soltanto un annunciatore”.
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