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Alla luce dell’aumentare delle tensioni all’interno degli Istituti penitenziari italiani – del 26 luglio 2023 le notizie provenienti dalla Cc di Montorio Veronese, dove i ristretti della quarta sezione si sono barricati, bloccando l’accesso alla sezione stessa – i promotori dell’appello “Direttore, concedimi una telefonata” – Ristretti Orizzonti, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e Sbarre di Zucchero – unitamente al CO.S.P. (Coordinamento Sindacale Penitenziario), all’Osservatorio carcere UCPI ed alla Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, rinnovano con estrema urgenza la richiesta di maggiori possibilità di contatto tra i detenuti e le loro famiglie, in un periodo dell’anno (quello estivo) che ciclicamente si svuota di attività trattamentali ma si riempie di atti di autolesionismo, suicidi, gravi criticità, che mettono in pericolo l’incolumità di chi varca quotidianamente quelle porte (agenti di Polizia Penitenziaria, personale sanitario, personale dell’Area trattamentale) e dei detenuti stessi

RIBADIAMO CON FORZA CHE AUMENTARE LE OPPORTUNITÀ DI CONTATTI, SOPRATTUTTO CON LA FAMIGLIA, È NECESSARIO PER LA SALUTE FISICA E MENTALE MA NON SOLO, SI PONE NELL’OTTICA DI RIEDUCAZIONE E REINSERIMENTO SOCIALE, COME COSTITUZIONE VUOLE

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Alla luce dell’aumentare delle tensioni all’interno degli Istituti penitenziari italiani – del 26 luglio 2023 le notizie provenienti dalla Cc di Montorio Veronese, dove i ristretti della quarta sezione si sono barricati, bloccando l’accesso alla sezione stessa – i promotori dell’appello “Direttore, concedimi una telefonata” – Ristretti Orizzonti, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e Sbarre di Zucchero – unitamente al CO.S.P. (Coordinamento Sindacale Penitenziario), all’Osservatorio carcere UCPI ed alla Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, rinnovano con estrema urgenza la richiesta di maggiori possibilità di contatto tra i detenuti e le loro famiglie, in un periodo dell’anno (quello estivo) che ciclicamente si svuota di attività trattamentali ma si riempie di atti di autolesionismo, suicidi, gravi criticità, che mettono in pericolo l’incolumità di chi varca quotidianamente quelle porte (agenti di Polizia Penitenziaria, personale sanitario, personale dell’Area trattamentale) e dei detenuti stessi.

Ribadiamo con forza che aumentare le opportunità di contatti, soprattutto con la famiglia, è necessario per la salute fisica e mentale ma non solo, si pone nell’ottica di rieducazione e reinserimento sociale, come Costituzione vuole. Una telefonata evita autolesionismo, suicidio e previene situazioni critiche e potenzialmente dannose per il personale di Polizia Penitenziaria nonché la commissione di ulteriori delitti. Personale di Polizia Penitenziaria che è già gravato dall’annoso e cronico problema di carenza di organico, carenza che li costringe a turni massacranti, anche senza giorno di riposo, esponendoli quindi a grosse difficoltà ed a situazioni di pericolo. Di poco più di un mese fa (16/06/2023) l’interrogazione parlamentare n. 4/01171, presentata dall’On. Marco Grimaldi, dopo la campagna promossa da Ristretti Orizzonti, Conferenza nazionale volontariato e giustizia e Sbarre di zucchero per il mantenimento (dove ancora presenti) o il ripristino di telefonate quotidiane dei detenuti ai loro familiari, come accadeva durante l’emergenza sanitaria nazionale dovuta alla pandemia da Covid-19, dove si constatò che le disastrose rivolte del marzo 2020 non furono scatenate dalla criminalità organizzata ma dall’angoscia dei detenuti, che subirono il blocco totale dei colloqui in presenza. Colloqui che furono intelligentemente sostituiti dalle videochiamate e, contemporaneamente, furono notevolmente aumentate le telefonate, che in molti Istituti divennero quotidiane, aiutando quindi i detenuti a sentire meno il senso di solitudine ed abbandono.

Ed allora ci domandiamo: “Se per due anni si è riusciti a farlo cosa impedisce di ripristinare queste pratiche virtuose? 84 suicidi nel 2022 e quasi 40 nei primi 7 mesi del 2023 non sono sufficienti per capire che “una telefonata ti riattacca alla vita”? La nostra lettera aperta – indirizzata ai direttori penitenziari e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo, al Vice Capo DAP, dottoressa Lina Di Domenico, ed al Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento, dottor Gianfranco De Gesu – ad oggi è stata sottoscritta da oltre 150 associazione e centinaia di singoli cittadini che continuano, quotidianamente, ad aderire. Continueremo a chiederlo a gran voce, oltre alle videochiamate sostitutive dei colloqui e in numero non inferiore, lasciate le telefonate in più, in nome dell’emergenza suicidi, e anche per dare continuità a quella che la Corte costituzionale nell’ordinanza N.162/2010 definisce la “progressività che ispira il percorso rieducativo del detenuto e che è tutelata e garantita dall’art. 27 della Costituzione, attraverso la previsione della finalità rieducativa della pena”.