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“Appello madre accanto alla propria figlia: La madre rappresenta il caregiver originario, colei che attraverso la presenza, il contatto, la voce e l’amore offre quel nutrimento affettivo indispensabile affinché il bambino possa sentirsi al sicuro e ritrovare un equilibrio interno” [Video]

LO HA RIFERITO IERI, SUL SUO OMONIMO PROFILO FACEBOOK 'FEDERICA GUAGLIARDO', LA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA CATANESE... IN RELAZIONE AL RICOVERO DELLA FIGLIA DEI GENITORI DEL BOSCO DI PALMOLI IN ABRUZZO, NATHAN E CATHERINE TREVALLION

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“Appello madre accanto alla propria figlia: La madre rappresenta il caregiver originario, colei che attraverso la presenza, il contatto, la voce e l’amore offre quel nutrimento affettivo indispensabile affinché il bambino possa sentirsi al sicuro e ritrovare un equilibrio interno”. Lo ha riferito ieri, sul suo omonimo Profilo Facebook ‘Federica Guagliardo’, la psicologa e psicoterapeuta catanese… in relazione al ricovero della figlia dei genitori del Bosco di Palmoli in Abruzzo, Nathan e Catherine Trevallion.

Prosegue così il testo della dottoressa Guagliardo
“Spesso il bambino non possiede ancora strumenti psichici e linguistici sufficienti per verbalizzare il proprio dolore, la paura o il senso di frammentazione interiore. È allora il corpo che parla. I sintomi psicosomatici diventano il linguaggio attraverso cui la bambina esprime una sofferenza profonda, un disagio legato anche al vissuto di separazione o di ‘strappo’ dalla figura materna”.

“Il corpo si fa portatore di un messaggio emotivo che non riesce ancora ad essere tradotto in parole. In questi momenti è fondamentale mettere da parte conflitti, rigidità o contrapposizioni, riconoscendo il diritto naturale e psicologico di una madre di stare accanto alla propria figlia, di curarla e di prendersene cura. La funzione materna, infatti, non è soltanto pratica, ma profondamente terapeutica: attraverso la presenza affettiva della madre, la bambina può sentirsi nuovamente contenuta, vista e rassicurata”.

“È proprio nella continuità della relazione affettiva con la madre che il bambino ritrova la possibilità di integrare il proprio dolore, di trasformare l’angoscia in emozione pensabile e, progressivamente, di guarire. Privare una bambina, in una fase di sofferenza, della vicinanza materna rischia di amplificare il senso di abbandono e la disorganizzazione interna che il sintomo già sta manifestando”.