Ieri sera, presso la pizzeria L’Orso di Messina, è andato in scena “Un viaggio TRA SCILLA E CARIDDI – Alla scoperta di miti, lieviti e sapori del territorio”, una serata evento che ha trasformato la pizza in racconto, teatro e identità: nata dal desiderio di rendere omaggio alla città che ha visto nascere il progetto, la serata ha celebrato Messina e lo Stretto attraverso un percorso gastronomico costruito come una vera rappresentazione teatrale, in cui ogni portata ha incarnato un atto ispirato alla mitologia e alla forza evocativa di SCILLA e CARIDDI.
Fondata nel 2014 da Gianluca e Giuseppe Arcovito insieme a Giuseppe Denaro, con la guida tecnica e creativa del pizzaiolo Matteo La Spada, L’Orso è oggi una delle realtà più riconosciute nel panorama della pizza contemporanea italiana. Un percorso fatto di studio, ricerca e attenzione maniacale alla qualità, premiato negli anni con riconoscimenti come i Tre Spicchi del Gambero Rosso, le Tre Rotelle per L’Orso in Teglia e l’ingresso nelle principali guide di settore, tra cui 50 Top Pizza.
Prologo: L’alba dello Stretto
Ad aprire il viaggio, una bruschetta che ha evocato la luce del primo mattino sul mare: alici del Mediterraneo marinate all’arancia, adagiate su pane croccante, completate da un delicato olio al burro e finocchietto selvatico. Un equilibrio perfetto tra freschezza agrumata, sapidità marina e profumi erbacei, capace di preparare il palato agli atti successivi.
Primo atto: Il bacio di Cariddi – “Sua Maestà la Braciola”
Un omaggio alla tradizione messinese reinterpretata in chiave contemporanea. La base, frutto di un impasto maturato 100 ore, ha garantito leggerezza e profondità aromatica. Sopra, provola dei Nebrodi e fiordilatte hanno accolto il datterino rosso semisecco, dolce e concentrato. Protagonisti assoluti i petali di lacerto di manzo scottato, teneri e succosi, accompagnati da cipolla rossa caramellata, crumble di pane profumato e polvere di olive. A chiudere, una maionese al limone home made che ha donato freschezza e verticalità al morso. Un piatto intenso, avvolgente, potente come il vortice di Cariddi.
Secondo atto: L’abbraccio di SCILLA
Più delicato ma altrettanto identitario, questo atto ha raccontato il volto più elegante dello Stretto. La vellutata di scarola ha creato una base morbida e leggermente amarognola, bilanciata dai datterini rossi e gialli semisecchi. Le scaglie di primo sale hanno donato cremosità, mentre i filetti di alici selezionate hanno riportato al centro la dimensione marina. Pepe nero in grani e olio al limone hanno completato il quadro con note fresche e aromatiche. L’impasto contemporaneo ha esaltato leggerezza e fragranza.
Terzo atto: Il ponte che non c’è
Un chiaro richiamo simbolico al collegamento tra le due sponde dello Stretto. La provola dei Nebrodi ha fatto da base filante a una scarola saltata con pinoli e uvetta sultanina ammollata nella Malvasia delle Lipari, regalando un contrasto dolce-sapido di grande eleganza. Il filetto di tonno, compatto e saporito, ha incontrato il velo di lardo di Suino Nero dei Nebrodi, che sciogliendosi ha avvolto ogni elemento in una nota morbida e persistente. L’impasto “Duomo” ha sostenuto il tutto con struttura e carattere.
Quarto atto: La disgraziata
Il momento più audace e provocatorio della serata. Salame, melanzane sottolio e mortadella hanno creato una base ricca e opulenta, impreziosita dal primo sale e dalla terra di olive. I funghi hanno aggiunto profondità, mentre le gocce di Habamix e le lacrime di peperoncino hanno acceso il finale con una piccantezza calibrata ma decisa.
Epilogo: La granita al limone messinese A chiudere il percorso, la freschezza iconica della granita al limone messinese: cristalli finissimi, profumo agrumato intenso e una dolcezza bilanciata che ha ripulito il palato, lasciando una sensazione di leggerezza e armonia.
L’abbinamento vini
Protagonisti dell’abbinamento sono stati il Mamertino e il Faro, DOC simbolo del territorio messinese, espressioni autentiche di un patrimonio enologico ancora poco raccontato ma di straordinario valore.
Ad accompagnare il viaggio le cantine
Le Casematte e Vasari, che interpretano il vino come diretta emanazione del paesaggio e della storia dello Stretto, rafforzando il legame tra cibo, cultura e identità. Una serata che non è stata soltanto una degustazione, ma un racconto collettivo… un attraversamento simbolico tra Scilla e Cariddi in cui impasti, lievitazioni e materie prime locali hanno reso omaggio a Messina, alla sua storia e alla sua anima più profonda.
Foto: tratta… da, www.messinaindiretta.it!



