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Il 14 agosto scorso, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e l’Ufficio Circondariale Marittimo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Lampedusa, a seguito di intensa ed articolata attività investigativa, hanno raccolto validi elementi probatori che hanno permesso di eseguire il fermo del comandante di un motopesca tunisino e degli altri 5 membri dell’equipaggio, oltre al sequestro del natante, ritenuti responsabili, in concorso, del reato di pirateria marittima, previsto dall’art. 1135 del Codice della Navigazione

E' STATO ACCERTATO CHE I PESCATORI TUNISINI DEPREDAVANO I NUMEROSI BARCHINI SULLA ROTTA SFAX - LAMPEDUSA, CON A BORDO, PER LA MAGGIOR PARTE, MIGRANTI SUD-SAHARIANI, MINACCIANDO GLI STESSI DI LASCIARLI ALIA DERIVA. QUANTO DICHIARATO DALLE VITTIME, COERENTEMENTE CON LE PREGRESSE INVESTIGAZIONI IN TEMA DI PIRATERIA MARITTIMA, RIPROPONE LE TRISTI VICISSITUDINI DEI MIGRANTI I QUALI, A BORDO DI FATISCENTI NATANTI IN FERRO, IN PRECARI CONDIZIONI DI STABILITA, INTERCETTATI IN ACQUE INTERAZIONALI, VENGONO COSTRETTI, SOTTO LA MINACCIA DI ESSERE LASCIATI ALLA DERIVA, A CONSEGNARE I LORO AVERI E I MOTORI DELLE LORO IMBARCAZIONI AGLI EQUIPAGGI DEI PESCHERECCI TUNISINI

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Il 14 agosto scorso, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e l’Ufficio Circondariale Marittimo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Lampedusa, a seguito di intensa ed articolata attività investigativa, hanno raccolto validi elementi probatori che hanno permesso di eseguire il fermo del comandante di un motopesca tunisino e degli altri 5 membri dell’equipaggio, oltre al sequestro del natante, ritenuti responsabili, in concorso, del reato di pirateria marittima, previsto dall’art. 1135 del Codice della Navigazione.

E’ stato accertato che i pescatori tunisini depredavano i numerosi barchini sulla rotta Sfax – Lampedusa, con a bordo, per la maggior parte, migranti sud-sahariani, minacciando gli stessi di lasciarli alia deriva. Quanto dichiarato dalle vittime, coerentemente con le pregresse investigazioni in tema di pirateria marittima, ripropone le tristi vicissitudini dei migranti i quali, a bordo di fatiscenti natanti in ferro, in precari condizioni di stabilita, intercettati in acque interazionali, vengono costretti, sotto la minaccia di essere lasciati alla deriva, a consegnare i loro averi e i motori delle loro imbarcazioni agli equipaggi dei pescherecci tunisini.

Lo scorso mese di luglio, veniva contestato per la prima volta il reato di pirateria marittima, contemplato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. La Squadra Mobile di Agrigento, la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e i militari della Guardia Costiera di Lampedusa, eseguivano il fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento, nei confronti del comandante di un motopesca tunisino e dei tre componenti dell’equipaggio che avevano preteso dai migranti, in acque interazionali, la consegna del motore dell’imbarcazione sulla quale viaggiavano in cambio del loro aiuto per raggiungere le coste italiane.

L’attività di indagine e stata pienamente condivisa dalla competente A.G. la quale chiedeva la convalida del fermo di indiziato di delitto a carico dei sei indagati, il quale veniva convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari di Agrigento, Stefano Zammuto, che emetteva contestualmente la misura della custodia cautelare m carcere. Le Indagini sono in corso, le responsabilità penali dei soggetti gravati da misura cautelare non sono ancora accertate in via definitiva!