Articolo… tratto da, www.diario1984.it!
Il direttore del quotidiano on line Diario1984 Pino Guastella, giornalista professionista dal 19 dicembre 1979, ha intrapreso una causa civile per diffamazione aggravata contro il giornalista Paolo Borrometi, il suo difensore di fiducia, l’avvocato Fabio Repici, il presidente di Articolo 21 Giuseppe Giulietti, Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, Segretaria Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e Carlo Bartoli, Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Italiani.
Il direttore del Diario1984, ha citato queste persone perché ritiene di essere stato gravemente diffamato nel corso di una conferenza stampa, svoltasi la mattina del 26 luglio 2023 nella sede di Roma della Federazione nazionale della stampa che ha avuto come relatore l’avvocato Fabio Repici, legale del cosiddetto giornalista antimafia Paolo Borrometi. Il penalista ha usato espressioni calunniose e diffamatorie all’indirizzo del Direttore Pino Guastella attribuendogli il ruolo di promotore di una campagna di stampa tesa a screditare il giornalista Borrometi che aveva denunciato in interviste televisive e in resoconti di stampa pubblicati dai più diffusi quotidiani a tiratura nazionale e regionale e nel libro “Ogni tanto un morto”, di essere stato il bersaglio di un attentato con autobomba, nonché di essere stato vittima di un’aggressione fisica ad opera di due incappucciati i quali gli avrebbero procurato delle lesioni permanenti alla spalla, abbandonandolo in una pozza di sangue.
Secondo il penalista il Guastella e il giornalista Giuseppe Gallinella hanno scritto in più articoli pubblicati dal Diario1984 e dal sito Format.it di Vicenza delle colossali menzogne sul conto di Borrometi definendolo un impostore perché, secondo loro, si era inventato di sana pianta sia un attentato con autobomba progettato da alcuni pregiudicati di Pachino sia l’aggressione fisica.
L’avvocato Repici ha riferito ai giornalisti presenti alla conferenza stampa che il Guastella e il Gallinella hanno additato il Borrometi come propalatore di colossali bufale anziché riconoscere che il giornalista antimafia vive da anni sotto scorta a causa delle minacce di morte rivolte nei suoi confronti da alcuni esponenti della criminalità di Vittoria, Pachino e Siracusa. Il penalista, però, ha omesso di dire che i giornalisti Guastella e Gallinella nel sostenere che il Borrometi diceva delle bufale, hanno riportato il testo della lettera del Procuratore capo della Procura Distrettuale Antimafia di Catania Carmelo Zuccaro, nella quale scrive che quella dell’attentato con autobomba “è una libera interpretazione del giornalista rimasta però priva di riscontri negli accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria”.
E riguardo la bufala dell’aggressione fisica il relatore non ha fatto alcun cenno alla sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Ragusa, dottor Maggiori, per assoluta mancanza di testimoni oculari. Inoltre l’avvocato Repici non ha fatto cenno della diagnosi riportata nel referto medico rilasciato dai sanitari del Pronto Soccorso dell’ospedale di Modica, in cui si attesta di avere accertato una lieve contusione alla spalla giudicata guaribile in dieci giorni. Nel certificato medico non si fa riferimento a ferite che avrebbero determinato la fuoriuscita di sangue e non si certifica una lesione permanente alla spalla.
Il Gip Maggiori smentisce il Borrometi che aveva scritto nella denuncia di avere ricevuto una telefonata alcuni giorni prima di essere picchiato e lasciato in una pozza di sangue da un soggetto anonimo che parlava in siciliano. L’autore della telefonata gli avrebbe detto in dialetto siciliano “ma che stai facendo? “. Dai tabulati telefonici effettuati dagli investigatori della Squadra Mobile di Ragusa risulta, invece, che l’unica telefonata ricevuta dal Borrometi, molti giorni prima della presunta aggressione, è stata fatta da un utente residente in provincia di Varese, peraltro un amico di Borrometi.
Nel corso della conferenza stampa, trasmessa in diretta da Radio Radicale, Borrometi è scoppiato in lacrime e ha accusato i giornalisti Guastella e Gallinella di aver cercato di diffamare “anche mio padre, che è morto tra le mie braccia”. Ma che hanno scritto di calunnioso i due giornalisti? Hanno pubblicato una conversazione che ha come dialoganti la blogger Valeria Micalizzi e l’ispettore di polizia Giuseppe Modica il quale, rispondendo a una domanda sulla pozza di sangue di cui parla nel suo libro il Borrometi, afferma “io non sono stato sul luogo della presunta aggressione, ma ho visto le foto scattate dai miei colleghi della Scientifica dalle quali si vede Borrometi sdraiato a terra e suo padre dotato di una macchina fotografica che scattava le foto, anziché chiamare il 118”.
Inoltre, Borrometi e l’avvocato Repici, durante la conferenza, non hanno fatto alcun cenno che la denuncia presentata dall’ex pentito Rosario Piccione sul complotto ordito dal Direttore Pino Guastella e dall’ex deputato regionale Giuseppe Gennuso era stata archiviata sia dal Procura Distrettuale Antimafia di Catania che dalla Procura di Siracusa per assoluta mancanza di riscontri. L’ex collaboratore di giustizia Piccione sosteneva che il Direttore Guastella gli aveva telefonato e gli aveva detto che sarebbe stato contattato dal giornalista Gallinella per rilasciargli un’intervista durante la quale avrebbe dovuto dire tutte le nefandezze commesse dal giornalista Borrometi. Se avesse denigrato il Borrometi il Piccione sarebbe stato ripagato con una somma da 50 a 100 mila euro, denaro che avrebbe dovuto sborsare il Gennuso.
Il PM della DDA Sorrentino, che ha raccolto la denuncia, alla luce delle affermazioni rese dal Piccione, ha interrotto l’interrogatorio e ha invitato l’ex pentito di chiamare il suo difensore di fiducia poiché doveva essere sentito come persona indagata. E in effetti l’interrogatorio è ripreso con la presenza di un’avvocata. Alla fine, però, il Piccione è stato rilasciato e la sua denuncia è stata archiviata in quanto l’ex pentito ha dichiarato di non avere accolto la proposta di rilasciare l’intervista al giornalista Gallinella, che non voleva i soldi dall’onorevole Gennuso che non intendeva diffamare il Borrometi, e aggiungeva che il complotto contro il Borrometi era stato ideato dal capitano dei Carabinieri Enzo Alfano, amico di Borrometi e nemico dichiarato del Gennuso.
L’ufficiale, poi congedato dall’Arma in quanto era stato sottoposto al Tso all’ospedale Muscatello di Augusta, nutriva rancore contro il Gennuso in quanto, dopo averlo fatto arrestare per voto di scambio politico di tipo mafioso, è stato assolto poiché le accuse sono risultate prive di fondamento. Il capitano Alfano era il redattore dei verbali del procedimento penale e anche l’esecutore della misura cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia. Durante la notifica del provvedimento il capitano Alfano ordinò ai carabinieri di mettere a soqquadro l’abitazione del Gennuso e di mettergli ai polsi le manette. Citato a giudizio con rito immediato il Gennuso ebbe così l’opportunità di dimostrare che i mafiosi di Avola lui non li aveva mai conosciuti e che nessuno di loro si era recato al seggio elettorale.
Non solo. I voti presi dal Gennuso ad Avola erano stati pochi per cui così come i mafiosi non lo avevano votato anche i simpatizzanti del clan criminale non avevano espresso un voto a favore dell’esponente politico. Il processo si è concluso con l’assoluzione e la liberazione del Gennuso. Che, ovviamente, minacciava di perseguire legalmente il capitano Alfano per averlo ingiustamente accusato di brogli elettorali. Gennuso, da lì a poco, sarebbe stato il bersaglio prediletto del giornalista Borrometi che ha intrapreso una campagna denigratoria contro l’esponente politico definendolo un mafioso. Per accostarlo alla mafia il Borrometi ha coinvolto una giornalista del periodico Il Corriere Elorino di Rosolini, la quale ha scritto un pezzo in cui afferma che i commercialisti del boss Messina Denaro sono anche i commercialisti di Gennuso.
Una menzogna colossale partorita dalla diabolica mente del Borrometi. L’ex deputato regionale ha citato a giudizio dinanzi al Tribunale Civile di Siracusa il Borrometi, l’autrice dell’articolo e il Direttore responsabile del periodico chiedendo un congruo risarcimento dei danni. Gennuso sta seguendo a stessa strada intrapresa dal Direttore del Diario1984. Per le gravi accuse che gli sono state rivolte nel corso della conferenza stampa Pino Guastella ha inviato una citazione civile per diffamazione aggravata in concorso, richiedendo al giudice del Tribunale Civile di Roma di condannare i querelati a pagare un congruo risarcimento.
Il direttore Guastella e il suo legale, avvocato Tiziana Teodosio, si sono riservati di citare a giudizio tutti i giornalisti presenti alla conferenza i quali hanno scritto articoli diffamatori contro il direttore del Diario1984, riferendo le false dichiarazioni dell’avvocato Repici e omettendo di interpellare il Guastella, il suo collega Gallinella e l’ex deputato regionale Giuseppe Gennuso per raccogliere la loro versione sull’aserito complotto.
Un complotto letteralmente inventato dal Piccione. Di questo falso complotto ai danni di Borrometi nessun giornale e nessuna emittente televisiva avrebbe dovuto scrivere e parlare per il semplice motivo che la denuncia del pentito era stata archiviata alcuni anni prima della conferenza stampa. E, invece, ne hanno parlato tutti i quotidiani italiani e molte emittenti televisive tra cui Rai2, per cui è arrivato il momento di citare per danni tutti i giornalisti presenti alla conferenza stampa e anche quelli che hanno scritto degli articoli sulla base delle informazioni fornite dal Borrometi.



