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“Il lavoro di protocollo Napoli nella doverosa formazione professionale anche per gli avvocati è un lavoro assolutamente meritevole perché ha individuato la metodologia, proponendola, facendo formazione da tempo”

L’AVVOCATA SIUSI CASACCIA (ISCRITTA ALL’ASSOCIAZIONE DONNE GIURISTE, ARGOMENTA LA SUA “SCELTA NATURALE” DI FARSI PROMOTRICE DELLA CAMPAGNA CONTRO L’USO DELLA PAS/ALIENAZIONE PARENTALE NEI TRIBUNALI LANCIATA DA PROTOCOLLO NAPOLI)... LA SUA ESPERIENZA PROFESSIONALE NON POTEVA CHE PORTARLA IN QUESTA DIREZIONE PER VIA DI UNA 'FORMAZIONE RISALENTE AL LAVORO CON I CENTRI ANTIVIOLENZA'

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Testo…, tratto da… www.dire.it!

“Il lavoro di protocollo Napoli nella doverosa formazione professionale anche per gli avvocati è un lavoro assolutamente meritevole perché ha individuato la metodologia, proponendola, facendo formazione da tempo”. Lo dice alla Agenzia di Stampa Dire, l’avvocata Siusi Casaccia (iscritta all’Associazione Donne giuriste, argomenta la sua “scelta naturale” di farsi promotrice della campagna contro l’uso della Pas/alienazione parentale nei tribunali lanciata da Protocollo Napoli)… la sua esperienza professionale non poteva che portarla in questa direzione per via di una ‘formazione risalente al lavoro con i centri antiviolenza’.

Casaccia evidenzia come “nonostante il lavoro della commissione Femminicidio, nonostante gli anni trascorsi, nonostante documenti e interventi pubblici assolutamente significativi, nell’ambito della violenza intrafamiliare, della violenza domestica, della violenza sulle donne, a tutt’oggi, ci si misura ancora nei tribunali con questa teoria ascientifica, o perché c’è un cambio di nome per darle diversa dignità o perché comunque gli stereotipi di chi giudica, gli stereotipi di chi valuta sono duri a morire. Se è vero la riforma Cartabia ha portato degli importanti strumenti di diversa valutazione, è intervenuta anche sulla richiesta di qualificazione dei professionisti, tecnici, psicologi o psichiatri infantili che intervengono sul piano pratico, questo tipo di individuazione, di qualificazione, è tuttora quantomai sommario o non ben definito”.

E torna con forza sulla questione della formazione che deve essere “specialistica perché si possa riconoscere dignità alle valutazioni e all’attività che ognuno porta nell’ambito del riconoscimento del tema della violenza. Ci troviamo ancora oggi – incalza – a dover rivendicare e richiedere che la formazione ci sia: è una questione di qualità del processo e dei percorsi di tutela che si devono poter garantire”.

L’avvocata descrive l’utilizzo della Pas come “manifestazione di dispregio di quello che è il valore che va perseguito e cioè cercare il benessere del minore e la migliore organizzazione delle relazioni parentali nell’interesse del minore”.

“Per noi che ce ne occupiamo – avverte – sono argomenti vecchi, se vogliamo, ma rimangono di attualità perché c’è tanta difficoltà a riconoscerli. Si vede anche nella comunicazione pubblica o su come vengono commentati gli episodi più efferati, situazione che è migliorata, però quanta strada c’è ancora da fare. Sono stereotipi non soltanto nell’educazione comune, ma che permangono da parte degli operatori che con questo fenomeno si misurano e devono operare. Evidentemente nella mia formazione, nel mio background e in tutto ciò che noi abbiamo valutato come associazione c’è il fatto che come avvocati si fa riferimento a condotte che devono essere evidenziate: la cosiddetta condotta manipolatoria sta nella testa di chi la giudica piuttosto che nella pratica effettiva riscontrata”.

Casaccia pone anche l’accento su un aspetto che definisce “assolutamente significativo” e cioè che “la violenza come aggressione fisica una qualche dignità o qualche accesso nel processo riesce ad averla. La dinamica relazionale di prevaricazione, o che si svolge sul piano psicologico-comportamentale, che non si traduce in aggressività fisica fa molto più fatica a entrare nel processo. La problematica della confusione tra situazioni di prevaricazione e situazione conflittuale permane perché è molto più semplice liquidare tutto come una mera conflittualità tra due persone che si relazionano alla pari”.