Articolo… tratto da, www.gazzettadelsud.it!
L’accusa aveva chiesto otto anni di reclusione: invece la sentenza parla di un’assoluzione anche se con formula dubitativa, il classico articolo 530 c.p.p. secondo comma, ovvero “il giudice deve prosciogliere l’imputato se non vi sono prove sufficienti della sua colpevolezza”.
In ogni caso, nel tardo pomeriggio di ieri, la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Messina Tiziana Leanza, ha assolto Salvatore Sparacio dall’accusa di appartenere al clan mafioso di Provinciale retto dal boss Giovanni Lo Duca.
Questo dopo che il sostituto della Distrettuale antimafia Roberto Conte aveva chiesto per lui la condanna, in abbreviato, per questa accusa, ad otto anni di reclusione. La gup ha accolto quindi la tesi dei suoi difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Antonello Scordo, i quali anche negli altri procedimenti collegati a questa vicenda, negli anni passati, avevano più volte sottolineato la sua “non appartenenza” ad alcun clan mafioso della città.
In concreto è caduta anche la cosiddetta “imputazione residuale” per Salvatore Sparacio, figlio di Sarino e nipote dell’unico vero boss mafioso della famiglia Sparacio a Messina, quel Luigi che a cavallo tra gli anni 80 e 90 aveva in mano la città e con la suocera Vincenzina Settineri governava un gigantesco giro d’usura, per poi diventare collaboratore di giustizia molto controverso.
Oggi Luigi Sparacio è un uomo libero perché ha finito di scontare le varie condanne che aveva accumulato, sin da quando ad appena 17 anni uccise il buttafuori Sasà Bruzzese davanti alla discoteca del noto locale di Ganzirri “La Macina”.



