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L’evento è previsto…, dalle 14 alle 18.30, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

25 NOVEMBRE..., MAMME CORAGGIO DAVANTI AL MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA A ROMA: SI MANIFESTERA' CONTRO LE AZIONI CONSEGUENTI AI PRELIEVI COATTI DI MINORI

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Segue il comunicato stampa dell’Agenzia romana Dire, redatto da Silvia Mari:

  • si terrà il 25 novembre dalle 14 alle 18.30, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il sit- in delle ‘mamme coraggio’ davanti al ministero della Giustizia per chiedere ‘alla ministra della Giustizia Marta Cartabia e a tutte le Istituzioni, azioni legislative atte a dare protezione dalle violenze domestiche e dalla violenza istituzionale, come pure un decreto legge urgente e dirimente per riportare a casa i figli allontanati e bloccare i decreti di allontanamento in corso’. Ad annunciarlo in un comunicato stampa le associazioni firmatarie Comitato Madri unite contro la violenza istituzionale, Verità Altre (Giada Giunti), Maison Antigone (presidente l’avvocata Michela Nacca, vice presidente Simona d’Aquilio) e progetto Medusa (Bruna Rucci), che tornano a richiamare l’attenzione sul fenomeno delle ‘mamme allontanate dai propri figli sulla base di costrutti ascientifici quali l’alienazione parentale e simili’;
  • in particolare le associazioni chiedono ‘un decreto legge o atto ministeriale che blocchi ulteriori prelievi coatti di minori dalle madri; il ritorno a casa dei figli già allontanati sulla base di costrutti ascientifici o senza valide ragioni; il riconoscimento di un risarcimento danni per la feroce violenza economica subita in anni di procedimenti giudiziari che causano la perdita di ingenti somme di denaro e proprietà per difendersi dalla violenza istituzionale e da anni di stalking giudiziario che aumenta in maniera direttamente proporzionale al tentativo delle madri di sottrarvisi’;
  • oltre al sit-in, le mamme annunciano una staffetta social durante la quale ‘mamme, avvocati, psicologi e rappresentanti parlamentari potranno fornire la propria testimonianza e chiedere interventi urgenti che non si limitino a commemorare femminicidi e infanticidi promettendo che si interverrà in un futuro prossimo indefinito, senza che ciò si concretizzi in qualcosa di efficace. Le recenti tragiche uccisioni di donne e bambini per mano di ex partner/padri violenti- scrivono ancora- sono la triste testimonianza di quanto gli interventi finora messi in campo si siano rivelati fallimentari’;
  • ‘sono anni e anni- continuano le attiviste nella nota- che si analizza il fenomeno della violenza maschile contro donne e minorenni e che vengono nominate commissioni d’inchiesta, ratificate nuove leggi, ma ancora oggi assistiamo a femminicidi efferati con una donna morta ogni due giorni, infanticidi, sequestri dei bambini alle mamme accusate di alienazione parentale o costrutti ascientifici simili da parte delle Istituzioni con modalità violente e certamente indegne di uno Stato democratico e di diritto’;
  • ‘le mamme e le associazioni denunciano poi di continuare a sentir parlare di ‘mancanza di formazione’ dagli operatori sul tema della violenza e della loro presunta incapacità di ‘leggere la violenza’. Questo per le mamme ‘può sicuramente essere una parte del problema, ma non quella fondamentale né risolutiva per impedire ulteriori femminicidi e maltrattamenti su donne e soprattutto sui bambini; non pone fine alla feroce vittimizzazione secondaria che si innesca dopo la denuncia se si è in fase separativa e con figli minorenni’;
  • ‘le associazioni e le mamme- si legge ancora- conoscono bene il fenomeno della violenza in tutte le sue forme perché lo vivono sulla propria pelle, in particolare durante l’infanzia e l’adolescenza dei propri figli, a volte fino al compimento del loro diciottesimo anno di età; un inferno che compromette l’intera esistenza delle mamme e soprattutto dei bambini innocenti’;
  • e ancora…, ‘la violenza che donne e minori subiscono all’interno dei tribunali è ben consapevole e strutturata e avviene nella totale violazione delle normative nazionali e sovranazionali, della giurisprudenza costante della Suprema Corte di cassazione in tema di alienazione parentale, delle convenzioni europee (Istanbul e New York ) e della risoluzione del Parlamento europeo del 6 ottobre scorso che condanna l’utilizzo dell’alienazione parentale et similia nei tribunali senza appello. La Pas e costrutti simili vengono utilizzati anche in ambito penale’, stigmatizzano le mamme;
  • le mamme e le associazioni ringraziano poi la ministra Cartabia per aver risposto alle ‘question time’ delle onorevoli Rossella Muroni e Veronica Giannone ‘volte ad escludere il riconoscimento della cosiddetta alienazione parentale ed altre patologie cliniche non riconosciute dalla comunità scientifica nei procedimenti di affido di minori e misure per la tutela delle donne e dei minori coinvolti in episodi di violenza domestica’, e per aver dichiarato, scrivono ancora le mamme riportando le parole della ministra, ‘la ascientificità della alienazione parentale affermando chiaramente che questa sindrome viene così frequentemente utilizzata in sede giudiziaria per allontanare minori dai genitori, più spesso dalla madre. È quindi accertato che ci troviamo di fronte a una feroce vittimizzazione secondaria da parte delle Istituzioni in particolare contro madri che hanno osato denunciare il padre violento’. Adesso, ribadiscono le mamme, ‘è urgente e necessario dare effettività e immediata applicazione a queste importanti e costanti determinazioni’;
  • ‘l’alienazione parentale, costrutti affini e sinonimi sono ascientifici e non devono essere utilizzati nei tribunali per separare mamme e figli e praticare quelle noi definiamo madrectomie da parte dei Tribunali civili e minorili’, affermano le mamme ricordando le numerose sentenze della Corte di Cassazione dal 2013, le recenti requisitorie della magistrata Francesca Ceroni, l’ordinanza del 17 maggio scorso, le dichiarazioni del 2012 e del 2019 da parte del ministero della Salute contro l’alienazione parentale e la posizione della comunità scientifica internazionale. Le mamme chiedono interventi concreti ed urgenti ‘poiché non servono le commemorazioni post mortem, scarpette rosse, panchine segni di rossetto sotto l’occhio per salvare le nostre vite e quelle dei nostri figli. Serve imporre alle figure istituzionali preposte il rispetto delle normative vigenti, cosa che sempre più frequentemente non avviene nei tribunali’;
  • per le firmatarie ‘una delle prove del fallimento di quanto tentato in questi anni è che quasi tutte le donne che sono morte o hanno rischiato la morte, avevano già denunciato anche più volte non trovando alcuna protezione ma anzi divenendo loro, per le Istituzioni, quelle da perseguitare insieme ai loro bambini. O le donne trovano la morte per mano di un ex partner violento- incalzano le mamme- o, dopo la denuncia, vengono sospese e/o revocate dalla responsabilità genitoriale perché ritenute conflittuali e ostative alla figura paterna e allontanate in maniera violenta e sine die dai propri figli, subendo così ulteriore violenza da parte delle Istituzioni. Un inferno- scrivono le mamme- dal quale difficilmente si esce poiché il sistema si autoprotegge e diviene un vero e proprio muro di gomma. I figli vengono affidati contro la loro volontà a padri da cui sono terrorizzati e a cui spesso sono state già comminate condanne penali e che non si sono mai interessati dei figli se non dopo la separazione per usarli contro le loro ex, perfino chiedendo, mostrando anche così il loro essere violenti, il collocamento dei bambini in case famiglia pur di strapparli all’amore della loro mamma. Gli avvocati- scrivono ancora le mamme- che lavorano in maniera professionalmente impeccabile si vedono rigettati senza motivazioni riportate in sentenza e senza alcuna logica giuridica, atti contenenti copiosa documentazione probante, in totale violazione delle normative nazionali e sovranazionali’;
  • ‘tutto questo- scrivono infine le mamme- deve finire subito, senza ulteriore ritardo. La violenza istituzionale e l’allontanamento dei figli destinati a case famiglia o al padre violento, abusante o inadeguato, con interruzione dei contatti con la madre sine die, è una gravissima violazione e compressione dei diritti umani e costituzionalmente garantiti di donne e minori e costituisce trattamento inumano e degradante a cui chiediamo sia posta immediatamente fine con intervento legislativo straordinario ed urgente’.