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“Mio figlio non aveva un’arma in mano, non stava ammazzando nessuno, stava solo chiedendo aiuto”… è lo sfogo di Alfonsina, mamma di Claudio Citro, in diretta su Canale 5: oggi, mercoledì 17 settembre, durante la trasmissione la donna ha raccontato la sua verità sul figlio, il quarantaduenne deceduto in ospedale dopo essere stato fermato con il taser dalla polizia a Massenzatico, in provincia di Reggio Emilia, appena tre giorni fa.
COSA È SUCCESSO IL 15 SETTEMBRE SCORSO
Il dramma risale infatti a lunedì scorso, 15 settembre, quando, intorno alle cinque del mattino, alcune pattuglie della Questura di Reggio Emilia sono state allertate dai cittadini per la presenza di un uomo che dava in escandescenze.
Secondo la ricostruzione degli agenti, Citro avrebbe avuto atteggiamenti aggressivi e comportamenti tali da creare pericolo. Sul posto sono intervenuti anche i soccorsi: Croce Rossa, automediche e un’ambulanza della Croce Verde, ma l’uomo, di corporatura robusta, rimaneva difficile da contenere. Così, i poliziotti hanno fatto uso del taser per immobilizzarlo. Dopo poco, l’uomo è caduto a terra ed è stato immediatamente soccorso. Trasportato all’ospedale in condizioni critiche, è deceduto poche ore dopo. Intanto, la Procura della Repubblica di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta e disposto accertamenti.
“NON SI PUÒ BRACCARE UN RAGAZZO COSÌ”
Ai microfoni della trasmissione Alfonsina, la mamma di Claudio Citro, racconta che, diversamente da come è stato raccontato, il figlio era già morto quando è giunto in ospedale. E soprattutto, difende la sua memoria: “Mio figlio è andato in escandescenze, lui non aveva nessun problema, era una persona normalissima, aveva un’attività. Va bene, ha avuto problemi con la giustizia- aggiunge- ma io so solo una cosa, che lui chiedeva aiuto”.
La donna prosegue: “Ho un grande dolore dentro di me. Io credo nella giustizia, nello Stato, se c’è qualcuno che ha sbagliato deve pagare, però non si può braccare un ragazzo così. Ci sono anche le parole per chiedere ad una persona “cosa sta succedendo?”.
Quindi sottolinea come in realtà, Citro non fosse nelle condizioni di nuocere: “Mio figlio non aveva un’arma in mano, non stava ammazzando nessuno, stava solo chiedendo aiuto- ribadisce- È vero, chiunque si sarebbe spaventato, è giusto che loro facciano il loro dovere, ma chiedo un po’ di sensibilità”. Citro è il terzo caso di decesso negli ultimi due mesi, legato all’uso del taser in Italia.



