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Nella vicenda giudiziaria, in cui era rimasto coinvolto il politico del frusinate due querelanti hanno rimesso le querele a suo tempo da loro presentate facendo cadere le accuse contestategli

COLPO DI SCENA NEL CASO DI FABRIZIO PIGNALBERI (PRESIDENTE DEL PARTITO NAZIONALE PIU' ITALIA CON SEDE A FROSINONE)

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Colpo di scena nel caso giudiziario riguardante Fabrizio Pignalberi (presidente del Partito nazionale Più Italia con sede a Frosinone). Due querelanti infatti, hanno rimesso le querele a suo tempo da loro sporte.

Ecco come si è snodata la fattispecie, riguardante il politico del frusinate:

  • una delle presunte vittime sporge denuncia, facendo iscrivere ancora una volta il leader laziale sul registro degli indagati, ora dichiara… «io non sono stata truffata, mi hanno indotto, dovevo solamente dire che Pignalberi mi ha truffato per una procedura che gli ho affidato»;
  • 5 mesi sono passati, da quando la sua querela era servita per inchiodare il leader al fine di aumentare le accuse;
  • forse un conto fatto male, il rimorso di coscienza, ma vada il fatto che nella querela viene riportato che Pignalberi il 14 luglio scorso avrebbe raggirato la signora intorno alle ore 10.30, circostanza falsa poiché egli il 14 luglio 2021 alle ore 10.30 era sottoposto al fermo di Polizia. Vero è…, che la notizia di arresto del Pignalberi si è appresa il giorno 16 luglio 2021 successivamente all’interrogatorio di garanzia, ma i magistrati della Procura della Repubblica non possono di certo non sapere che lui non potesse commettere quel reato. La finta vittima chiede grazia al responsabile di Più Italia, affinché accetti la remissione di querela;
  • Pignalberi afferma… «non capisco perché tutto ciò, continuo a non comprendere. Accetto la remissione di querela solamente se mi vengono messe nero su bianco le circostanze, le modalità e le persone che hanno spinto la finta vittima a fare un gesto così terribile»;
  • la seconda presunta martire, in realtà non venne mai tratta in inganno dal Pignalberi che al contrario si era rifiutato di seguire la pratica a suo avviso poco cristallina e si vide denunciare da essa in modo ritorsivo per fargliela pagare. Ma ad incastrare la falsa succube c’erano le telecamere e l’audio (dello studio del professionista) le cui videoregistrazioni, sono una testimonianza sul fatto che l’uomo chiaramente denegava l’incarico del fascicolo propostogli. La originaria querelante, appresa la notizia della menzionata video sorveglianza dei luoghi, ha deciso di rimettere l’esposto ed il Pignalberi ha accettato questa rinuncia.