“Signor Francesco Emilio Borrelli, più volte sono stato tentato di scriverle un mio pensiero sul suo operato, ma ho sempre desistito perché credo nella libertà di opinione, e in genere anche quando non condivido delle idee, e dei modi di far valere i propri punti di vista, prevale in me il principio del rispetto dell’altro chiunque esso sia: Ma ora, in questo tempo di Pasqua, mi sono lasciato vincere dalla tentazione e le scrivo questa Lettera Aperta”. Lo ha scritto oggi, sul suo omonimo Profilo Facebook, don Franco Esposito di Napoli.
Così prosegue il testo diffuso da padre Esposito:
- “lei non mi conosce, io sono don Franco Esposito e sono amico dei criminali, dei delinquenti, dei peccatori, dei cialtroni, di quelli che lei giudica e condanna pubblicamente e che vorrebbe dietro le sbarre a vita. Io passo quasi tutto il tempo della mia giornata con loro, dentro e fuori le carceri, di tanti di loro conosco le storie, i drammi, le sofferenze, le disperazioni, di alcuni di loro ho benedetto la salma dopo un suicidio, o una morte di carcere, nella solitudine di una fredda cella”;
- “conosco tante delle loro famiglie, figli, mogli, fratelli sorelle, conosco i loro stenti ad andare avanti perché stigmatizzate come famiglie di criminali che non hanno diritto a niente, né a una casa, né a un sussidio né, e questo e peggio di tutto, al rispetto come persone, soprattutto quando per strada incontrano persone per bene come lei, che senza giri di parole, e con l’arroganza di chi sta sempre dalla parte della ragione, li espongono alla gogna pubblica”;
- “questo nel medioevo era forse accettabile, ‘una condanna eseguita in pubblico in cui la vittima era esposta al ludibrio ed agli insulti degli altri membri della comunità’. Ma oggi in una civiltà ‘democratica’ ci sono luoghi, (tribunali), e persone, (giudici), preposte a far rispettare le leggi, e luoghi (parlamento) e persone, (politici), preposti a emanare le leggi e a mettere in condizione i cittadini di rispettarle”;
- “non voglio prolungarmi troppo su questo, ma vorrei che lei scoprisse come è bello quando attraverso l’incontro, la relazione, e non l’esclusione, si aiuta una persona a prendere coscienza del male e a desiderare una vita legale, dove l’osservanza della legge diventa scelta di vita e non fredda imposizione da osservare per paura delle pene da pagare. È questa la missione che noi svolgiamo quotidianamente, insieme a un centinaio di volontari che nelle carceri e nel territorio si fanno compagni di cammino dei colpevoli e delle vittime, e questo avviene ogni giorno, nel silenzio, e senza farsi pubblicità”;
- “mi sarebbe piaciuto averla a ‘mensa’ al Centro Diocesano della Pastorale Carceraria, nella celebrazione del Giovedi Santo, dove erano seduti attorno allo stesso altare, le vittime innocenti della criminalità, i detenuti ospiti della nostra casa di accoglienza, i volontari, e i preti che per il messaggio di una giustizia dal volto umano, spendono ogni giorno la loro vita”;
- “non so se leggerà questa mia lettera, ma se in qualche modo gli arriva, colgo l’occasione di invitarla al nostro Centro, possibilmente senza telecamere e senza polizia, qui tra noi può stare tranquillo per la sua incolumità, siamo si delinquenti, ma siamo tutti brava gente. Cordialmente la saluto. Don Franco”.



