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Sono stati tolti anche alla madre, e si trovano in una comunità protetta, i quattro fratellini picchiati – anche con cinture e oggetti di legno – dal padre, che è stato recentemente condannato a quattro anni e quattro mesi, dopo sei anni di maltrattamenti terribili: il lungo periodo di violenze inflitte ai bambini li ha segnati in maniera gravosa e sta rendendo difficile la ricerca di una famiglia affidataria in grado di contenere i loro profondi disagi

DA QUESTA STORIA – EMERSA CON LA PUBBLICAZIONE DELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA DEL PADRE – EMERGE LA TRAGICA COMBINAZIONE DI UNA SERIE DI FATTORI... IL SILENZIO DEI SERVIZI SOCIALI E DEL TRIBUNALE DEI MINORI DURANTE IL PERIODO DEL COVID... L’ASSENZA DI TUTELA E PROTEZIONE NEI CONFRONTI DEI QUATTRO BAMBINI CHE SONO RIMASTI SOLI A SUBIRE UN INFERNO INIZIATO, IN REALTÀ, SUBITO DOPO CHE ERANO NATI

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Articolo…, tratto da… www.repubblica.it!

Sono stati tolti anche alla madre, e si trovano in una comunità protetta, i quattro fratellini picchiati – anche con cinture e oggetti di legno – dal padre, che è stato recentemente condannato a quattro anni e quattro mesi, dopo sei anni di maltrattamenti terribili: il lungo periodo di violenze inflitte ai bambini li ha segnati in maniera gravosa e sta rendendo difficile la ricerca di una famiglia affidataria in grado di contenere i loro profondi disagi. Da questa storia – emersa con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna del padre – emerge la tragica combinazione di una serie di fattori… il silenzio dei servizi sociali e del tribunale dei minori durante il periodo del Covid… l’assenza di tutela e protezione nei confronti dei quattro bambini che sono rimasti soli a subire un inferno iniziato, in realtà, subito dopo che erano nati. I paradossi della burocrazia, per cui basta una relazione positiva (che potrebbe, e infatti lo era, essere sbagliata) per permettere a un uomo violento di continuare a vivere a fianco delle sue vittime.

L’innesco della catena risale al 2019, quando l’imputato, indagato da un anno per le botte che infliggeva da ubriaco a moglie e bambini, viene scarcerato perché ottiene il patteggiamento. L’uomo chiede al tribunale dei minori di tornare a casa, dopo aver promesso di iniziare un percorso al Serd. Il tribunale accoglie la richiesta: le relazioni dei servizi sociali sono positive. Il padre – non appena rimette piede in casa – smette di andare al Serd e riprende a umiliare i bambini con sfuriate quotidiane. Li picchia ogni giorno. Se ne accorgono alcune maestre, già nel gennaio del 2020, dopo avere notato i lividi di uno dei fratellini, che in classe disegna “mostri, scheletri e pistole”. “Papà ci picchia più forte di prima”, è la confessione del piccolo che la maestra raccoglie e invia ai servizi sociali e al tribunale dei minori. Alla segnalazione segue il silenzio. Un mese dopo incombe il Covid e si blocca tutto.

Alla fine del 2021, i servizi sociali scriveranno che “non si registrano criticità” e che il clima in quel “nucleo familiare è di affetto”. La madre (definita “omertosa” dalla giudice che condannerà il padre), dichiara che “tutto va bene”. Eppure, solo durante la pandemia, gli accessi al Regina Margherita per gravi traumi dei bambini erano stati almeno tre. Si arriva all’estate del 2022. Il tribunale dei minori è chiamato ad esprimersi di nuovo sulla situazione. Il provvedimento, anche questa volta, è positivo. D’altronde le relazioni dei servizi sono buone. Eppure, nel mese di aprile di quello stesso anno, le maestre erano tornate a segnalare… “Papà ci picchia tutti, la mamma si chiude in cantina. É venuta anche la polizia”. Il padre continua a bere e a restare in quella casa. Soltanto il curatore speciale dei bambini intuisce che qualcosa non va (così come la procura dei minori) e fa ricorso in appello. Grazie all’inchiesta della procura ordinaria, l’uomo viene arrestato (e sarà poi condannato). I bambini vengono tolti al padre – e poi alla madre nel 2023. Quando forse, ormai, è troppo tardi.