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Sull’omicidio Tavella Nucera, attraverso una lettera inviata a… www.ilreggino.it per replicare al massmediologo Klaus Davi, interviene Maurizio Lo Giudice: «Ritratto tutto, quel giorno non ero a Reggio»

IL TESTO..., E' ARRIVATO DOPO LA PUNTATA (CONDOTTA DA PAOLO LIGUORI) DI “FATTI E MISFATTI” DEL 9 APRILE 2021 IN ONDA ALLE ORE 13.30 SUL CANALE 51 DEL DIGITALE TERRESTRE DI TGCOM24 ED IL PENTITO PRECISA «LE MIE DICHIARAZIONI RESE AL DOTTOR MOLLACE NEL 1989 VANNO RETTIFICATE»

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Articolo…, tratto da… www.ilreggino.it.

«Il 18 marzo 1990 posso documentare che non mi trovavo a Reggio. Per cui le mie dichiarazioni rese al dottor Francesco Mollace nel 1999 vanno rettificate». A scriverlo è Maurizio Lo Giudice, già appartenente alla nota famiglia di ‘Ndrangheta per poi diventare un collaboratore di giustizia, in una lettera a Klaus Davi all’indomani della puntata di ‘Fatti e Misfatti’ popolare programma condotto da Paolo Liguori su Tg Com , dedicata al duplice omicidio di Bruno Nucera e Raffaele Tavella.

Si tratta di un interrogatorio importante perché il Logiudice ammise che la sparizione di Angela Costantino era riferibile alla propria famiglia. Nella lettera si legge: «Le posso dire con certezza che io non mi trovavo in quel periodo a Reggio Calabria ma bensì mi trovavo in Montecampano di Amelia (Terni) con mio padre le mie sorelle e i miei fratelli in quanto era al soggiorno obbligato (verificate). Quindi mi sarebbe stato impossibile recarmi a San Brunello con il nipote Fortunato Pennestrì». La presa di distanza delle dichiarazioni rese a Mollace e messe a verbale è netta: «Confrontando – prosegue Logiudice – e incrociando date giorni del suo racconto mi sono sentito in dovere dirle che non mi rivedo su quelle dichiarazioni rese su dei reati di ben 31 anni fa parliamo!!!! quando io avevo circa 14 anni».

Le dichiarazioni ricevute nella lettera, per Klaus davi sono la una dimostrazione che la televisione può dare un contributo importante alle indagini, aggiunge «cosa che continueremo a fare sicuramente con ‘Fatti e Misfatti’ dedicandoci non solo al caso dei due ragazzi di San Brunello, ma anche all’omicidio di Nino Gulli, Paolo Schimizzi. La Calabria la si può aiutare solo facendola uscire dall’isolamento e non certo soffocandola, come diceva giustamente Giuseppe Pignatone, in un cono d’ombra. Lasciamo l’ombra alla criminalità organizzata, ha detto Davi, e restituiamo la luce alla Calabria».

ECCO LA LETTERA

Gentile Sig. Klaus Davi

ho letto le sue ricostruzioni sull’omicidio Raffaele Tavella e di Bruno Nucera avvenuto nel 1990 a San Brunello in Reggio Calabria, premetto che la seguo ormai da tantissimi anni la sua attività contro la criminalità organizzata e ne apprezzo lo slancio e il coraggio. In merito al documento che ha pubblicato cioè l’interrogatorio fattomi dal pm dottor Francesco Mollace nel 1999 desidero precisare quanto segue, anche in conseguenza della ricostruzione fatta nel programma ‘Fatti e misfatti’. Grazie a lei che mi ha indicato dei dettagli che mi ha colpito più di ogni altra cosa e la data di questi fatti molto tristi, lei stesso indica una data di cui ho avuto modo di ricostruire il periodo , e le posso dire con certezza che io non mi trovavo in quel periodo a Reggio, bensì mi trovavo in Montecampano di Amelia (Terni) con mio padre le mie sorelle e i miei fratelli in quanto era al soggiorno obbligato (verificate). Quindi mi sarebbe stato impossibile recarmi a San Brunello con il nipote Fortunato Pennestrì. Intendo quindi correggere quanto detto nel 1999 un periodo per me complesso e di forti pressioni psicologiche ed emotive (verificate cartella clinica carcere di San Pietro Reggio Calabria). Confrontando e incrociando date giorni del suo racconto mi sono sentito in dovere dirle che non mi rivedo su’ quelle dichiarazioni rese su dei reati di ben 31 anni fa’ parliamo!!!! quando io avevo circa 14 anni. Colgo l’occasione per comunicarle che aldilà di varie vicende vissute negli ultimi 25 anni tra galera e tantissimi altri problemi che ancora oggi devo fronteggiare e chiarirò nelle sedi opportune non mi arrendo al fatto di essere riuscito a realizzare una famiglia lontana dalla Calabria con tutti i suoi valori e principi basati sul lavoro e l’onestà , ultimamente credo che questo dà fastidio a molte persone non escludendo amici, parenti, vecchi conoscenti e per questo che sto’ lavorando alla ricostruzione degli ultimi 25 anni della mia vita e le garantisco che sono arrivato ad ottenere ottimi risultati come un (antivirus) contro ogni malessere che si presenterà le assicuro che sarà derattizzato, perseguitato nelle sedi opportune e chiarito alle autorità di competenza e giustizia. Tutta questa mia però non deve scoraggiarla ad andare avanti sulla strada della verità e della giustizia.

Sono 21 anni che ho preso le distanze dalla criminalità un mondo ingiusto fatto di tragedie e falsità e non intendo più tornarci. Continuo la mia battaglia contro ogni tipo di criminalità per un futuro migliore non solo me stesso dei miei figli ma anche dei miei nipoti in quanto nonno. Ma la continuo non più da collaboratore di giustizia e neanche da ex collaboratore di giustizia ma da uomo libero!!! senza collare e senza guinzaglio.

Cordiali saluti Maurizio Lo Giudice