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“Una vera e propria tratta di esseri umani, decine di donne moldave ridotte in stato di servitu’ che, solo negli ultimi mesi, sono state trasferite da un’associazione criminale in Basilicata, per svolgere il ruolo di badanti”

LO HA DETTO NELLE SCORSE ORE... AI GIORNALISTI, IL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI POTENZA, FRANCESCO CURCIO

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“Una vera e propria tratta di esseri umani, decine di donne moldave ridotte in stato di servitu’ che, solo negli ultimi mesi, sono state trasferite da un’associazione criminale in Basilicata, per svolgere il ruolo di badanti”: lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, ai giornalisti, illustrando alcuni aspetti dell’inchiesta che ha portato al fermo di sei persone. Le vittime dell’associazione per delinquere vivevano “in uno stato di estrema vulnerabilita’ e poverta’”.

L’associazione, capeggiata da Valentina Duca, contattava le vittime su Facebook e, promettendo loro un lavoro diverso rispetto a quello che in realta’ avrebbero svolto, “le sistemava tutte al momento del loro arrivo a Potenza, fino a 20 per volta, in un appartamento minuscolo”.

“Le donne – ha aggiunto Curcio – erano costrette a dormire addirittura per terra, prima di essere assegnate alle famiglie presso le quali avrebbero svolto l’attivita’ di badanti”.

“Le indagini, coordinate dalla Procura di Potenza, sono state svolte in collaborazione con il comando provinciale dei Carabinieri di Potenza ed il comando per la tutela del lavoro. Le attivita’ investigative – ha sottolineato Curcio – sono state svolte su un “modello operativo di avanguardia, che ha messo al centro la collaborazione tra l’autorita’ giudiziaria della Procura di Chisinau, in Moldava, con la cooperazione dell’Eurojust”.

“L’organizzazione criminale era organizzata e capillare e provvedeva sia al trasporto delle donne in Italia, con alcuni van, sia alla loro assegnazione. Alle vittime – ha detto Curcio – veniva sequestrato il passaporto al momento del loro arrivo, al fine di evitare che potessero scappare e tornare in Moldavia, constatate le reali condizioni di lavoro”.

“Le badanti dovevano restituire anche le somme per il viaggio e, una volta iniziata l’attivita’ lavorativa, dovevamo mensilmente corrispondere, al sodalizio criminale, una tangente sul compenso ricevuto”.

“Dalle indagini degli inquirenti e’ emerso che le donne, una volta “assegnate” ad una famiglia, erano costrette a lavorare senza nessun giorno di riposo settimanale e – ha concluso il Procuratore – “in alcuni casi dovendo dormire in cucina mancando, nell’appartamento dell’anziano, una stanza a loro destinata”.