A “Storie Italiane”, il programma di Eleonora Daniele in onda su Rai1 dopo le 10 del mattino, si è tornati a trattare stamane il caso di Paola Sveva Cardinale la finta “santona” (diventata femmina) arrestata alla fine del mese di gennaio insieme al marito, Francesco Rizzo, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. A seguito delle inchieste, le Fiamme gialle hanno intrapreso degli accertamenti sul tenore di vita dei due coniugi. L’ammontare della truffa sarebbe pari a circa 4 milioni di euro, utilizzati anche per effettuare investimenti finanziari, viaggi all’estero, acquisto di gioielli e immobili. Nell’inchiesta ci sono altri sette indagati. La Cardinale è stata condotta presso la sezione femminile del carcere di Lecce.
Nel corso della trasmissione, si è approfondita la vicenda di due coniugi veneti che volevano adottare Paola Cardinale ritenendola “portavoce di Cristo”. Per questo, nel 2009 le intestarono un villino (comprato in “assoluta libertà” come emerso dalla lettera di un notaio) e cacciarono le due figlie.
Marito e moglie titolari di una società, dissero: “abbiamo acquistato per lei un edificio, a causa del grande amore che nutriamo nei suoi confronti”.
Il pericolo di inquinamento delle prove e la lettera del notaio
Durante la perquisizione a casa di Sveva, avvenuta il 7 giugno 2017 a Brindisi, fu ritrovata la lettera del notaio insieme ad altri documenti utili alle indagini coordinate dal pubblico ministero dottor Luca Miceli. L’inquirente, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari, visto il legame ancora esistente (al tempo) tra l’indagata e la coppia l’arresto in carcere per evitare il rischio di inquinamento delle prove. Le esigenze cautelari, sono state riscontrate dal g.i.p. del Tribunale di Brindisi, dottor Giuseppe Biondi. Durante l’interrogatorio di garanzia, la Catanzaro assistita dal suo legale Cosimo Pagliara ha negato di aver mai abbindolato qualcuno, ha sostenuto solo di aver ottenuto alcune somme in un determinato periodo in cui era legata sentimentalmente ad una persona, la prima ad averla denunciata. Lei, ha conosciuto le vittime nel 2010 a Padova, assieme a Francesco Rizzo ad una serata di beneficienza tramite un medico psichiatra.
La villetta di Asiago
Sempre presso l’abitazione dell’arrestata, è stata rinvenuta una “dichiarazione del 14 febbraio 2013”, sottoscritta dalla coppia nella quale attestano di aver acuistato il primo aprile del 2010 l’edificio sito ad Asiago, da una azienda immobiliare, al prezzo complessivo di 300mila euro e di averlo trasferito a Paolo Catanzaro. La compravendita, è avvenuta prima del cambio di sesso poi riconosciuto dagli uffici giudiziari brindisini. Per perfezionarlo, fu contratto un mutuo per equivalente acceso presso la Banca Popolare di Vicenza alla filiale di Padova, onorando ogni cosa pagando in assegni.
A far luce, la denuncia della figlia della donna
Il caso è arrivato sulla scrivania degli inquirenti di Padova, per effetto dell’esposto presentato dalla figlia della donna, il 18 maggio 2017. Ella, evidenziava “una mistica devozione” del marito della madre verso la Catanzaro. Ed aggiungeva, che anche dopo aver fatto vedere alla madre tutta una serie di articoli sui raggiri, la genitrice non la prendeva in considerazione.



