Clara Crocè, segretario della Funzione Pubblica in seno alla Cgil di Messina, in una nota scrive: “a Roma si rinnovano i contratti… mentre in Sicilia i contratti dei dipendenti regionali sono fermi da oltre 10 anni! Le condizioni di lavoro dei dipendenti, in questi anni, sono totalmente peggiorate. Per non parlare delle condizioni economiche… oltre 5000 dipendenti della Regione siciliana percepiscono uno stipendio da fame, poco più di 1000 euro al mese. Mentre i dipendenti in categoria C, poco più di 1500 euro al mese… le risorse individuate dal Governo Crocetta per i rinnovi contrattuali, non sono sufficienti, se non per coprire la vacanza contrattuale dei dipendenti del comparto”.
“La cronica assenza di risorse per il funzionamento dell’attività ordinaria degli uffici regionali (informatizzazione e materiali di prima necessità) per la formazione, per la sicurezza e l’igiene ambientale ha peggiorato la qualità dei servizi. In tale contesto, cosa propone il presidente dell’Ars Miccichè? Alzare l’asticella degli stipendi dei dirigenti dell’Ars. Per l’onorevole Miccichè, non sono sufficienti 240 milioni di euro (tetto massimo fissato con normativa statale), quindi propone l’aumento degli stipendi ai burocrati siciliani, a quelli che percepiscono gli stipendi d’oro”.
Per terminare, la Crocè afferma: “si allarga la forbice, tra chi è povero e chi si arrichisce sulla pelle dei siciliani. Vergogna. Chiediamo, un immediato intervento da parte del presidente della Regione Nello Musumeci e dell’assessore alle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica, Bernadette Grasso. Fermiamo questo ennesimo schiaffo, ai dipendenti regionali e ai tanti giovani che lasciano la nostra isola”.

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