Home Cronaca Claudia Sarritzu (Globalist): “Si fanno tanti minuti di silenzio”

Claudia Sarritzu (Globalist): “Si fanno tanti minuti di silenzio”

"OGGI (IERI PER CHI LEGGE), L'ITALIA TUTTA, DURANTE I FUNERALI, DOVREBBE FERMARSI PER ALESSIA E MARTINA UCCISE DALL'UNICO UOMO CHE DOVEVA AMARLE"

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Claudia Sarritzu (giornalista del quotidiano Globalist), nel commentare le esequie svoltesi a Cisterna di Latina ha scritto: “si fanno tanti minuti di silenzio. Oggi (ieri per chi legge ndr) l’Italia tutta, durante i funerali, dovrebbe fermarsi per Alessia e Martina. Uccise dall’unico uomo che doveva amarle. Il padre. Penso al costume di Desulo. Se ti muore un figlio lo indossi al contrario. Perché la natura è andata tutta al contrario, perché non si seppelliscono i figli. Non c’è neppure una parola per definire un genitore che ha perso le sue creature. Neppure la lingua può dire ciò che è impronunciabile”.

“Ieri (giovedì) Antonietta Gargiulo ha raschiato il fondo dell’inferno. E mentre il suo corpo lentamente guariva, la sua anima veniva seppellita per sempre. Facciamo una cosa. Non dimentichiamoci mai di queste bambine e della loro mamma. Perché se non dimentichiamo, forse, lotteremo con più convinzione contro la violenza sulle donne. A chi mi chiede cosa è un femminicidio, come se fosse una parola storpia e ridicola. A chi mi dice che andare nelle scuole è tempo perso. Che sono una gocciolina nell’oceano (ma io voglio essere esattamente quella gocciolina sfrontata che scalfisce le rocce e non quell’oceano di indifferenza)”.

“A chi non crede nell’educazione e vive ogni avvenimento con inerzia, privo di coraggio e volontà e desiderio di lottare per un mondo più giusto. Stampatevi nella testa questi volti. Portateveli addosso come una croce laica. Non è stata una tragedia. Non è stata follia. E’ stata la violenza di certi uomini sulle donne tutte”.

Noi di “Messina Magazine”, non sappiamo se ieri in tutta Italia qualcuno abbia sentito l’esigenza di fermarsi per ricordare le “due farfalle rosa”, le cui ali sono state tarpate dal padre, Luigi Capasso, se non lo si è fatto evidentemente la società deve ancora compiere molti passi verso una civiltà inesistente, in un mondo (come è quello in cui viviamo nelle nostre città) privo di valori.