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Il Tribunale, le tolse le figlie nel luglio 2012, ma lei le rivuole

E DICE: "ORA SONO CAMBIATA"

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A parlare così, è una ragazza di 33 anni, originaria della provincia di Ancona, alla quale nel luuglio 2012, vennero tolte le figlie dopo la permanenza in un Istituto del maceratese: “ora ho una occupazione, mi sono riappacificata con i miei genitori e posso prendermi cura di loro… mi batterò perchè non venga dichiarato il collocamento eterofamiliare”.

La donna, continua ricordando che: “la più grande di nove anni fu affidata ai nonni paterni, l’altra di cinque a una famiglia, vivono nella zona nord delle Marche”.

Ora la trentatreenne, contesta la decisione che allora venne assunta sulla base di una valutazione dei Servizi Sociali i cui operatori non la ritennero idonea, tramite gli avvocati Moreno Giaccaglia e Gabriele Cirilli si è opposta alla procedura di adottabilità instauratasi presso il Tribunale per i minorenni del capoluogo marchigiano.

La storia
Una vicenda molto travagliata la sua, subì maltrattamenti dal congiunto marocchino con cui mise al mondo la prima figlia, la seconda nacque da un rapporto con un italiano dal quale successivamente si separò. In seguito a queste vicende, anche le frequentazioni con il nucleo familiare d’origine si incrinarono, tanto che la giovane rivolgendosi agli assistenti sociali lo fece con la prospettiva di inserirsi temporaneamente in Istituto per tentare di risolvere i momenti di difficoltà, poter trovare un lavoro ed uscire definitivamente dalla delicata situazione vissuta da lei e dalle minori.

Nella struttura di accoglienza, però, le cose non andarono bene complicate dalla relazione tesa con un educatore e la sua permanenza li durò meno del previsto. Venne fatta uscire da quel luogo, servendosi della Relazione degli assistenti sociali e della psicoterapeuta che la dichiararono non idonea a svolgere il ruolo materno. Le bambine, furono affidate a due famiglie distinte. Da quel momento la donna, le vede una volta al mese in regime di -incontri protetti- ed ora si sta aprendo lo stato di adozione per la figlia maggiore, ma la ragazza teme di perderle entrambe.

In conclusione afferma la protagonista di questa vicenda: “adesso ho un lavoro a chiamata per un anno, se va bene sarò assunta fissa mi aiutano anche mio padre e mia madre ma gli addetti alle Politiche Sociali, non valutano i progressi verificatisi”.