La psicologa, dottoressa Maura Manca (presidente dll’O.N.A.), intervenendo in merito al caso di Mariam Moustafa (la 18enne di origini egiziane, nata a Roma e vissuta ad Ostia, morta nel pomeriggio di mercoledì 14 marzo a Nottingham, nel Regno Unito, dopo 3 settimane di coma), afferma: “dai, raccontiamoci un’altra bella favola deresponsabilizzante… -non pensavo finisse così-. -Pensavamo che avessero smesso-. o quale altra stronzata sentiremo nei prossimi giorni?”.
“Sono atti persecutori e se, qualcuno nella Polizia o negli esperti che ruotano intorno a college e forze dell’ordine, avesse un minimo di competenza, ma un minimo dico, saprebbe che questi comportamenti violenti non passano in autonomia come per magia, possono cambiare forma, ma quando un branco, come uno stalker, ha identificato il suo bersaglio non si ferma, e lo sottolineano gli innumerevoli casi di cronaca quotodiana. È l’ennesima vittima che si poteva salvare, l’ennesima vittima dei silenzi, dell’omertà, della paura e dell’incompetenza. -Che possiamo fare?-, in tanti casi sembra non si possa fermare questa escalation di violenza”.
“Bisogna cambiare un sistema, a volte servirebbe, come in America, processare alcuni minori come adulti, visto che hanno tratti di personalità stabili, altre bisognerebbe spogliarli della certezza dell’incertezza della pena. Si deve intervenire e non lasciare queste vittime innocenti in mano al loro destino. Serve un sistema in grado di accogliere la devianza giovanile e rieducare, di sradicarli dalle radici della violenza e di dargli altri strumenti. Servono strutture, personale e risorse, che non si vogliono impegnare, cioè siamo nelle mani del nostro destino”.



