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Nessuno sconto di pena: questo hanno deciso i giudici della Corte di Cassazione per Antonio Luca Priolo che il 6 ottobre del 2015 uccise con 48 coltellate a Nicolosi la sua ex compagna, Giordana Di Stefano, di 20 anni, con la quale aveva avuto una bambina

QUESTA E' LA SCELTA EFFETTUATA DAGLI ERMELLINI A ROMA, IL 18 LUGLIO SCORSO... RITENENDO IL RICORSO DEL CONDANNATO INAMMISSIBILE E CONFERMANDO 30 ANNI DI RECLUSIONE

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Nessuno sconto di pena: questo hanno deciso i giudici della Corte di Cassazione per Antonio Luca Priolo che il 6 ottobre del 2015 uccise con 48 coltellate a Nicolosi la sua ex compagna, Giordana Di Stefano, di 20 anni, con la quale aveva avuto una bambina (Asia), che all’epoca aveva quattro anni. Questa è la scelta effettuata dagli ermellini a Roma, il 18 luglio scorso… ritenendo il Ricorso del condannato inammissibile… e confermando 30 anni di reclusione.

Già fu la terza Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catania, ad emettere il provvedimento lo scorso gennaio.

Innanzi a quella sede, era stato riconosciuto anche un risarcimento alle parti civili, ovvero: «i genitori, la sorella e la figlia della vittima, che oggi porta il cognome di sua madre».

In precedenza, a pronunciarsi sul caso, ci furono i magistrati del Tribunale etneo che nel primo grado condannarono Priolo il 7 novembre 2017 al termine del Processo celebratosi con rito abbreviato.

Vera Squatrito, la mamma di Giordana spiega al giornale… www.fancityacireale.it: «è stata restituita la Dignità ed è stato dato un segnale di rispetto del valore della vita a Giordana e ad Asia. Hai avuto il RISPETTO che tutti noi volevamo, figlia mia…occhi di stella. Per me la battaglia non è finita, ancora continua il processo per stalking. Il 28 novembre ci sarà l’ennesima udienza… il calvario è ancora lungo».

La storia di Giordana
Luca Priolo (26 anni quando accaddero i fatti) al culmine di un periodo di soprusi… aveva chiesto alla vittima di ritirare la denuncia a suo carico, in cambio dell’affido esclusivo della figlia, ma Giordana, cosciente della situazione di violenza vissuta e che le dinamiche ossessive non sarebbero finite se non avesse denunciato, ha denegato l’offerta. Così, il giorno prima dell’udienza in cui si sarebbe dibattuto delle sue responsabilità, Priolo ha trovato la ragazza mentre viaggiava in auto con il cugino, nel paesino della Provincia catanese dove avvenne l’omicidio, e dopo aver pregato quest’ultimo di uscire dall’auto per lasciarli ‘parlare’, l’ha aggredita con un coltello.

Priolo ha colpito Giordana con incontenibile, infierendo anche dopo che la giovane aveva cessato di respirare. Quando la donna era ormai esanime, è fuggito lasciandola coperta di sangue, nella vettura parcheggiata, dove è stata ritrovata l’indomani.

Dopo il delitto Priolo si è dato alla fuga, dirigendosi verso Lugano, ma è stato tradito da un sms inviato al padre: «sono scappato ma non preoccupatevi per me».

Localizzato, è stato arrestato a Milano e condotto al carcere di San Vittore. Processato con le procedure alternative a quelle normali, con l’accusa di omicidio volontario, Luca Priolo è stato condannato al massimo previsto nei casi in cui si sceglie di essere giudicati non con il consueto Procedimento ordinario.