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Sulla messa in sicurezza dei territori, intervengono i componenti di Messinaccomuna

DEFINENDOLA: "UNA PRIORITA' ASSOLUTA"

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Sulla messa in sicurezza dei territori, intervengono con una nota i componenti di Messinaccomuna (laboratorio sociale del quale oltre all’ex primo cittadino fanno parte diversi esponenti della precedente Giunta), affermando: “ancora una volta vittime per il dissesto idrogeologico per la mancanza di strumenti di prevenzione e di protezione. A Messina continua l’inerzia dell’Amministrazione e del Consiglio Comunale in merito alla messa in sicurezza del territorio. L’Amministrazione Accorinti aveva predisposto la Variante al Piano Regolatore riconosciuta a livello nazionale come uno strumento di grande importanza per la tutela dai rischi ambientali, idrogeologici e sismici. Il Consiglio ne ha a suo tempo rifiutato la discussione. Chiediamo di riprendere l’esame del provvedimento”.

Il comunicato prosegue: “l’emozione fortissima per la perdita di vite umane a Casteldaccia impone ancora una volta l’obbligo di un’azione concreta per la messa in sicurezza dei nostri territori che si spera – questa volta – possa avere luogo. I media hanno puntato il dito contro l’abusivismo, piaga certa dei nostri tempi recenti, ma ancora prima dovrebbero raccontare di come molti strumenti urbanistici siano -abusivi- rispetto alle corrette logiche di insediamento nei territori le cui caratteristiche di fragilità non cambiano solo perché qualcuno ha sciaguratamente definito quei luoghi come edificabili, così come è avvenuto a Messina con il Piano Regolatore tutt’ora vigente”.

“E dobbiamo ancora una volta ricordare le decine di morti, innocenti come quelli di Casteldaccia, occorse a Giampilieri il I° ottobre del 2009 e nuovamente sottolineare che nessuno degli edifici dove hanno trovato la morte quelle persone era abusivo e che rispettavano invece tragicamente le norme dell’attuale PRG di Messina. L’Amministrazione Accorinti, in continuità con quanto previsto dal precedente Consiglio (delibera 74C/2012), ha redatto una Variante di salvaguardia per eliminare il potere edificatorio dalle zone dichiarate a rischio sulla base dei documenti esistenti (Studio Enea, Piano di Assetto Idrogeologico, microzonazione sismica, vincoli idraulici). A febbraio 2017 dopo un lunghissimo, e non giustificato, iter approvativo la Variante è approdata in Consiglio che però non ha mai discusso la delibera nonostante ben 9 sedute di commissione; per questa inadempienza è stata richiesta da quasi un anno la nomina di un commissario ad acta alla Regione”.

“Sappiamo che l’attuale Amministrazione ha detto di volere ritirare la delibera e chiediamo il perché. I nostri territori non sono più a rischio? Gli studi sui quali si basa la Variante sono stati superati? Eppure la Variante ha avuto il plauso della struttura di Governo Italia Sicura prima e Casa Italia poi e anche dell’Istituto Nazionale di Urbanistica; non prevede nuove edificazioni ma esclusivamente misure per la messa in sicurezza dei territori, declassa aree edificabili in aree a verde ed elimina circa due milioni di metri cubi di potere edificatorio. E forse il problema è proprio questo. Nella nostra città in cui la cultura del metro cubo ad ogni costo è ancora oggi imperante, è difficile accettare che si possano tagliare previsioni per nuove costruzioni, tuttavia – in assenza dell’adozione della Variante – il vigente PRG continua a consentire il rilascio di titoli autorizzativi nelle zone a rischio, rendendo possibili nuove tragedie”.

“Certi di interpretare un’esigenza importantissima per i nostri territori, chiediamo come movimento politico che l’Amministrazione e il Consiglio prendano finalmente posizione su un tema di così grande importanza per la nostra città. Chiediamo alla Regione di valutare nuovamente la richiesta di commissariamento e anche di inserire nella nuova legge urbanistica, che sappiano essere in fase di scrittura, adeguate e concrete misure per prevenire l’esposizione al rischio. In merito la metodologia seguita per la Variante può fornire utili spunti. È necessario ripartire con immediatezza dell’importante lavoro già concluso e disponibile che rappresenta un primo importante passo per attivare adeguati livelli di tutela rispetto a potenziali rischi futuri. Ogni ulteriore perdita di tempo potrebbe diventare una colpevole omissione di responsabilità, quanto meno politica, da parte degli organi amministrativi nazionali, regionali e locali”.