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‘È stato assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’ex sindaco di Messina, Cateno De Luca, finito a processo per diffamazione in seguito a un post pubblicato su Facebook nel gennaio 2020: a denunciare l’ex primo cittadino era stato Riccardo Pagano, allora funzionario dirigente del Comune, che si era sentito leso da alcune espressioni utilizzate nel messaggio social, tra cui l’ormai celebre invettiva sugli “asini volanti”’

ALL’EPOCA, DE LUCA ERA NOTO PER I SUOI BLITZ A SORPRESA NEGLI UFFICI DI PALAZZO ZANCA – ANCHE IN ORARIO NOTTURNO – CON L’INTENTO DI “DARE LA SVEGLIA” AI DIPENDENTI COMUNALI, ACCUSATI PUBBLICAMENTE DI SCARSA EFFICIENZA E IMPREPARAZIONE

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‘È stato assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’ex sindaco di Messina, Cateno De Luca, finito a processo per diffamazione in seguito a un post pubblicato su Facebook nel gennaio 2020: a denunciare l’ex primo cittadino era stato Riccardo Pagano, allora funzionario dirigente del Comune, che si era sentito leso da alcune espressioni utilizzate nel messaggio social, tra cui l’ormai celebre invettiva sugli “asini volanti”’. All’epoca, De Luca era noto per i suoi blitz a sorpresa negli uffici di Palazzo Zanca – anche in orario notturno – con l’intento di “dare la sveglia” ai dipendenti comunali, accusati pubblicamente di scarsa efficienza e impreparazione.

In uno di quei post, datato 17 gennaio 2020, allegando una sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa, l’ex sindaco scriveva frasi come: “Questi signori non sono più i padroni del pastificio”, “Ora è stato confermato che non comandano più a Palazzo Zanca, bensì il sindaco e la giunta comunale, che può stabilire anche di mandarli a casa per manifesta e conclamata incapacità o riottosità/insubordinazione”, e infine la frase che suscitò lo scandalo:“Ora smettetela di fare gli asini volanti e pensate a lavorare e a studiare.”

Parole dure, che avevano spinto Pagano a querelare De Luca per diffamazione, ritenendosi direttamente colpito. Tuttavia, nel corso del processo, il funzionario non si è costituito parte civile. Il giudice monocratico Antonino Barbagallo ha accolto la linea difensiva degli avvocati Salvatore e Gianmarco Silvestro, secondo cui le dichiarazioni dell’ex sindaco non si rivolgevano a una persona in particolare, ma rientravano nel legittimo esercizio dell’attività politica e amministrativa.

Le frasi, ha evidenziato la difesa, avevano un carattere generale e rientravano nel diritto di critica e nella libertà di espressione. Anche la Procura aveva chiesto l’assoluzione. Il giudice ha quindi stabilito che non vi fossero gli estremi del reato, riconoscendo l’assenza di dolo specifico e la validità della scriminante politico-amministrativa.