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L’archiviazione per il reato di falso, emessa dal gip, è nulla: lo ha stabilito il tribunale di Treviso, nell’inchiesta a carico dei vertici di servizi sociali dell’Ulss2, nata dalla disperata battaglia di due coniugi dell’hinterland per capire perché il bambino a loro affidato a settembre del 2017 sia stato sottratto al loro affetto due anni fa

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE SEGNA UN PUNTO A FAVORE DELLA COPPIA... ERANO INDAGATI DEL REATO DI FALSO L'ALLORA RESPONSABILE DEI SERVIZI SOCIALI, PASQUALE BORSELLINO (60 ANNI DIRETTORE DELL'UOC INFANZIA, ADOLESCENZA, FAMIGLIA E CONSULTORI DISTRETTO TREVISO NORD DELL'USL 2), VALERIO FAVARON (65 ANNI, ASSISTENTE SOCIALE PRESSO IL SERVIZIO AFFIDO DELL'USL 2 DI TREVISO) E VALENTINA CASTELLI (40 ANNI, PSICOLOGA AL SERVIZIO AFFIDO DELL'USL 2)

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L’archiviazione per il reato di falso, emessa dal gip, è nulla: lo ha stabilito il tribunale di Treviso, nell’inchiesta a carico dei vertici di servizi sociali dell’Ulss2, nata dalla disperata battaglia di due coniugi dell’hinterland per capire perché il bambino a loro affidato a settembre del 2017 sia stato sottratto al loro affetto due anni fa. La sentenza del tribunale segna un punto a favore della coppia… erano indagati del reato di falso l’allora responsabile dei servizi sociali, Pasquale Borsellino (60 anni direttore dell’Uoc Infanzia, Adolescenza, Famiglia e Consultori Distretto Treviso Nord dell’Usl 2), Valerio Favaron (65 anni, assistente sociale presso il servizio affido dell’Usl 2 di Treviso) e Valentina Castelli (40 anni, psicologa al servizio affido dell’Usl 2).

«Non ci era stato consentito, come parte offesa, di conoscere la richiesta e il successivo provvedimento, e quindi di contraddire e opporsi», dice l’avvocato Giovanni Bonotto, che assiste la coppia. Non è una vittoria definitiva, ma viene eliminato un brutto precedente perché in questa archiviazione sono emerse circostanze che lasciano perplessi e su cui sarebbe opportuno accendere un faro. Il fascicolo è rimasto nella disposizione della Procura fin dal 7 giugno 2021, con il codice rosso».

Il Bonotto mette in evidenza le tempistiche: «nel fascicolo viene ribadita la volontà di procedere alla richiesta di rinvio a giudizio per ben due o tre volte. L’ultima volta il 27 gennaio 2023. Ebbene, l’1 febbraio, dopo un paio di giorni, la Procura cambia idea e opta per l’archiviazione. Francamente la motivazione non convince, ma di questo e di altro si parlerà nella sede opportuna, nell’udienza che dovrà tenersi in contraddittorio. Il bambino è tuttora in una comunità del Coneglianese, e soffre di una sindrome di deficit di attenzione e di iperattività. Difficile immaginare qualcosa di più surreale di quello che stanno vivendo un bimbo e le persone che lo hanno tenuto con sé per ben quattro anni, durata doppia di quanto la legge vorrebbe».

E Bonotto ribadisce e conclude: «l’assurdità di questa situazione, basti pensare che lo stesso tribunale per i Minorenni che ha decretato inidonei alla cura del bambino e quindi all’affido temporaneo i due affidatari, poi ha avviato l’iter per valutare l’idoneità della coppia all’adozione del bambino. E l’equipe dell’Ulss 6 Euganea, dopo i test, aveva rilasciato già a settembre scorso valutazioni straordinariamente positive. Vien da chiedersi perchè questo non sia stato considerato? Illegale, infine, ribadisce come i due affidatari non siano mai stati ascoltati una sola volta, sia nei quattro anni in cui hanno avuto il bambino, sia nei due anni successivi in cui è stato loro tolto. E tutto questo nella città del ministro della Giustizia…».