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“Non sottovalutare i segnali… fragilità mentale e rischio suicidiario: Una recente lettera dell’avvocato difensore di Stefano Argentino — reo confesso dell’omicidio di Sara Campanella, suicidatosi in carcere il 6 agosto — solleva interrogativi fondamentali sul mancato riconoscimento della sua ‘evidente e clamorosa fragilità mentale'”

NELLE ORE SCORSE, SULLA SUA OMONIMA PAGINA FACEBOOK, LO HA SCRITTO LA PSICOLOGA E CRIMINOLOGA, ROBERTA BRUZZONE

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“Non sottovalutare i segnali… fragilità mentale e rischio suicidiario: Una recente lettera dell’avvocato difensore di Stefano Argentino — reo confesso dell’omicidio di Sara Campanella, suicidatosi in carcere il 6 agosto — solleva interrogativi fondamentali sul mancato riconoscimento della sua ‘evidente e clamorosa fragilità mentale'”. Nelle ore scorse, sulla sua omonima Pagina Facebook, lo ha scritto la psicologa e criminologa, Roberta Bruzzone.

Continua così il testo diffuso dalla Bruzzone:

  • “Secondo il legale, Argentino era seguito da quattro psicologi e da uno psichiatra, eppure nessuno dei cinque professionisti pare aver colto la gravità della sua condizione sanitaria e psicologica”;
  • “Ancora più significativo: la sorveglianza speciale — inizialmente impostata sulla base degli intenti suicidi manifestati — era stata ritirata quindici giorni prima del gesto fatale”;
  • “Elementi critici a mio avviso: 1. Presenza di professionisti non bastò – Il mero numero o frequenza degli incontri non garantisce valutazioni accurate né prevenzione efficace. Un’adeguata formazione e un lavoro sinergico sono imprescindibili; 2. Riduzione delle misure cautelari – Togliere la sorveglianza in pieno periodo di vulnerabilità espone a criticità drammatiche: questo caso ne è una tragica testimonianza; 3. Motivazione suicidiaria nota – Argentino aveva già manifestato il desiderio di morire, rifiutando cibo e acqua, elementi che dovevano allertare il sistema penitenziario e sanitario”;
  • “Il suicidio di Argentino non è soltanto un caso individuale, ma simbolo di un problema sistemico: quando tratti narcisistici e fragilità mentali si combinano, e i segnali di rischio vengono ignorati o minimizzati, il risultato può rivelarsi tragico”;
  • “Emerge chiaramente l’esigenza di: • Protocollo integrato tra servizi sanitari, psicologi, psichiatri e autorità penitenziarie; • Monitoraggio continuo: tempi, modalità e chiusure dei contatti devono essere progettati per evitare ‘vuoti’ pericolosi nel percorso di cura; • Formazione mirata degli operatori per riconoscere narcisismo patologico, isolamento mentale e segnali premonitori”;
  • “Questo drammatico evento può e deve essere uno spartiacque: riconoscere fragilità mentali non basta, serve agire tempestivamente e in modo coordinato. Solo così si potrà trasformare una tragedia annunciata in un’opportunità di prevenzione effettiva”.